I lavoratori 'a giornata'

di Sandro Sbarbaro

Nel notaro Nicolò Repetto verso la fine del XVII secolo si registra in Val d'Aveto (nella parrocchia di Priosa, marchesato di Santo Stefano di Val d'Aveto) un esempio di lavoratore "a giornata".
Costui, originario della Fontanabuona, non possedendo terra propria presta la propria opera come zappatore presso una donna che vive da sola e possiede alcuni campi (lasciati in eredità probabilmente dal padre) da accudire.
I lavoratori a giornata esistevano certamente già dalla fine del 1500 (cfr. Raggio O., Faide e Parentele. Lo stato genovese visto dalla Fontanabuona, Einaudi, Torino, 1990), ma è assai probabile che esistessero da sempre (vedi la famosa parabola del Vangelo).
Nel nostro Appennino, ed in particolare nella parrocchia di Priosa d'Aveto, si ricorda che avere "ommi in giurnà" (ossia "uomini a giornata") era un uso assai frequente fra i gruppi familiari che dovevano svolgere lavori di un certo peso (la semina, la fienagione) ma che non disponevano al loro interno di braccia per potere portare a termine l'incombenza.
Il contratto d'affitto "a giornata" in genere prevedeva un determinato compenso oltre al vitto per la giornata.
Generalmente il vitto veniva recapitato nei campi da un fanciullo che faceva parte della famiglia presso la quale si era "a giornata"; talvolta accadeva che lo recapitasse la moglie del proprietario del terreno.
Il vitto variava secondo la disponibilità della famiglia presso la quale si prestava l'opera: veniva posto in una fiamanghilla di coccio, detta "piàtta", ed avvolto in un "mandillu da gruppu" (un grosso fazzoletto da trasporto, annodato). Se si era fortunati poteva anche capitare di dissetarsi con un vinello agro.
Nelle famiglie numerose era uso che alcuni tra i figli maschi, oltre a lavorare le proprie terre, andassero "in giurnà" presso proprietà altrui per raggranellare qualche soldo che permettesse di assestare il magro bilancio familiare.
A volte andavano "in giurnà" anche alcune donne tra le più robuste: si dice lavorassero quanto gli uomini.
Vista la povertà che albergava nelle nostre valli, almeno sino agli anni 1950-1960, poteva accadere che "le giornate" di lavoro, anziché essere pagate, venissero restituite: chi aveva avuto il beneficio, successivamente restituiva la prestazione d'opera.

 


 

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Pagina pubblicata il 25 aprile 2005, letta 4509 volte dal 23 gennaio 2006
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