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Strutture ricettive a Santo Stefano d'Aveto: recapiti e prezzi validi per la stagione 2016


contributo riguardante "la Calà dei morti" a cura di Lorenzo Laneri

Lasciata Villa Piano e proseguendo sulla antica "strada dei morti" [1] verso Brignole, si incontra ad un guado una pietra con scolpiti strani motivi ed una croce seguita da un XV (scoperta dall'amico Giorgio Palazzo nel suo vagabondare alla ricerca della "Leggenda dei Monaci di Villa Cella").

Giunti a Villa Brignole (citata come "loco et fundo Brugnole" già nel 1103 nella "Conventio inter abbatem Anselmum et prepositum Albertum de Petra Martina") ci si imbatte in un edificio in rovina dai portali maestosi. Da quella posizione si può notare, con la giusta prospettiva, l'antica casa torre a protezione dell'ingresso del paese (o meglio, ciò che ne rimane), si notano le feritoie disseminate lungo la facciata che presenta solo finestrini assai piccoli e le classiche "colombaie" tipiche delle case torri medievali: di simili se ne trovano a Montebruno nelle case torre poste nella parte vecchia del paese sull' antico tracciato del "Caminus Janue", strada che da Genova, attraverso lo snodo della Scoffera, portava a Piacenza attraverso il fondovalle come sostiene l'amico Giovanni Ferrero insigne storico e divulgatore della attualità della civiltà dei nostri monti.

In basso nel rivo che scende verso l'Aveto, passando sotto la casa torre di Brignole, si può notare un piccolo ponticello medievale; più oltre in paese appaiono resti di antiche case dai portali maestosi.
Notevole dal punto di vista architettonico è una casa in pietra a vista con poggiolata in legno intagliato sul tipo dei villaggi alpini. Una simile soluzione architettonica si può notare a Villa Piano in una casa all'ingresso del paese: una casina così piccina da rammentare, con la sua balaustra dipinta di rosso e le forme un poco sghembe, una casa delle fiabe

Sulla piazza vi é la parrocchia di Brignole che divenne tale nel 1921 staccandosi dalla chiesa di Rezzoaglio; più oltre in paese vi sono altri esempi di case in pietra a vista di buona fattura.




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Nota

[1] Contributo riguardante "La calà dei morti" cortesemente inviato il 24 settembre 2006 da Lorenzo Laneri

Il tratto di strada che da Villa Piano di sotto porta alla cappelletta di Villa Cella, è tradizionalmente chiamato la calà dei morti. Ad oggi (estate 2006) si trova ancora in un discreto stato. Si narra che dalla calà dei morti si passasse per portare i morti a Villa Cella: sono infatti ancora presenti, scolpiti nella roccia, scalini abbastanza larghi per lo scopo. Nella cartina di seguito riportata è indicato, con una linea rossa, il percorso della calà dei morti.

Il percorso della cala' dei morti

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A Villa Piano si prende la strada interpoderale che porta nei prati di Villa Piano di sotto; si attraversano tutti i prati fino ad arrivare ad un tornante; poco oltre c'è un bivio. Lo si imbocca e ci si incammina per il sentiero. Ci si rende subito conto che la strada doveva essere importante perché tutto attorno vi sono muri ben definiti a tracciare i confini ed impedire l'attraversamento dei terreni. Proseguendo oltre si vede sotto il Massapello e, tra qualche tratto rovinato dalle frane, si scorge la mano dell'uomo: muretti a secco e i famosi scalini nella roccia.

Cala' dei morti: gli scalini nella roccia (fotografia di Lorenzo Laneri)

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La larghezza degli scalini e di alcuni tratti scavati nella roccia conferma l'importanza che questa strada un tempo doveva avere. Proseguendo, in diversi punti si nota la mano dell'uomo sulla roccia. Ad un certo punto non si riesce a capire dove la strada possa portare, infatti ci si accorge di aver superato la cappelletta di Villa Cella e di stare proseguendo in direzione Mileto (notare il particolare andamento dell'ultimo tratto del percorso sulla cartina precedente). Si prosegue per la strada principale addentrandosi nel bosco. Il sentiero diventa incassato e la folta vegetazione, in alcuni tratti, ne impedisce l'accesso. In qualche modo si riesce a scendere per incontrare alcuni bivi secondari. Si arriva così sul fianco del fiume di Mileto; si ritrova la mano dell'uomo su un grosso masso tagliato. Infine si arriva proprio dietro la cappelletta di Villa Cella.

 


 

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Pagina pubblicata il 18 luglio 2006 (ultima modifica: 25.09.2006), letta 8721 volte
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