Sproloquio

di Sandro Sbarbaro

Vivo la disperazione di giorni che si consumano uguali, sotto la spinta di un destino che non è mio.
Almeno sono certo di non averne invocato uno simile...
Una spossatezza da malato s'impadronisce del mio essere sin dal mattino... Tanto ch'io mi chiedo se, alfine, non sia malato di qualcuno dei mali che vanno per la maggiore di questi tempi.
Bene!
La mente inesorabile, stabilisce che, data la sfiga che mi perseguita, trattasi del male del secolo.
Così ne avrò di tempo per compatirmi e farmi compatire.
Visto che in genere non si muore subito, anzi si ha giusto il tempo per soffrire un po' e coinvolgere nelle sofferenze anche i vincoli.
Dal mio stato di balordo e sfigato deve essersene accorto anche il gatto nero che stamani nell'incrociarmi... Anziché attraversarmi la strada come da copione... Come odio questi gatti neri, moderni, che non studiano abbastanza la loro parte... D'altronde cosa pretendiamo?
Non ci sono più i gatti di una volta, il tempo non è più lo stesso e ce ne siamo accorti ecc... ecc.
Dicevamo il gatto... Dopo avermi ben bene guatato negli occhi, deve essersi accorto che ero la sfiga personificata.
Così, ad un tratto, onde non cadere, lui Jellatore, in un caso di controsfiga galoppante, ha pensato bene. Prima di indietreggiare con fare sospetto... e poi... darsela a gambe per non essere Jellato a vita.
Rotolanmi addosso i giorni, ma che ci posso fare...

(1989)



Pagina pubblicata il 18 settembre 2004, letta 4746 volte dal 23 gennaio 2006

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