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L'antica tradizione del Cantamaggio

di Sandro Sbarbaro

Un tempo durante i primi giorni di maggio si svolgevano feste che celebravano il ritorno della bella stagione. Canti e balli venivano portati da figuranti e canterini di casa in casa; in genere l'allegra brigata riceveva in cambio uova e vino.
Questa tradizione presente in molte località dell'Appennino ligure, il Cantamaggio, prese origine dal Calendimaggio, una antica festa pagana che celebrava il risveglio della natura, consistente in una serie di riti la cui funzione era ingraziarsi le divinità nella speranza che rendessero fertile l'annata.

A Santo Stefano d'Aveto la tradizione del Cantamaggio è ancor oggi ben radicata.
Durante i primi giorni di maggio i giovani del paese si esibiscono cantando presso le porte delle case; le voci armoniose dei baldi giovani si fanno via-via meno sicure date le abbondanti bevute che accompagnano i canti, ma il loro ardore incanta ancora le giovani del paese come al tempo dei loro avi.

In Val d'Aveto e nelle valli limitrofe durante il Cantamaggio era presente, un tempo, anche un'altra usanza: la mattina i giovani si recavano presso le porte delle case delle fanciulle per appoggiarvi doni... che purtroppo non sempre denotavano rispetto nei confronti delle donne.
Secondo Stefano Perazzo durante il Cantamaggio nella scala delle donne brutte, o smorfiose, si mettevano i bécchi, i rovi. Addirittura nell'area della Val di Sturla si accompagnavano i rovi con fiori puzzolenti, gli spuzzeri.
Viceversa alle donne "di chiesa", timorate di Dio come alcuni avrebbero detto un tempo, si donava un ramo di ciliegia: "cerexia, figgia de giexia", ossia "ciliegia, ragazza di chiesa".
Alle donne poco virtuose si donava un ramo d'acacia.
Alle donne buone d'animo si donava un ramo d'ontano: "ona, figgia buona", "ontano, ragazza buona".

Gli spuzzeri

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Pagina pubblicata il 1° giugno 2008, letta 3868 volte
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