Valdaveto.net > Il territorio della Val d'Aveto e delle valli limitrofe > Le pietre raccontano l'oratorio di san Giacomo di Parazzuolo




Le pietre raccontano l'oratorio di san Giacomo di Parazzuolo

di Sandro Sbarbaro
fotografie di Sandro Sbarbaro

La villa di Parazzuolo assurge alle cronache a partire dal Cinquecento.
Nel 1584 è citata in parecchi processi contro i banditi che all'epoca scorrazzavano in Val d'Aveto, e nelle valli limitrofe, assalendo mercanti e viandanti al Passo della Ventarola.
Nel processo al bandito Nicolò de Cella del 1584 vengono citati Agostina "Soppa" e Giovanni Battista Cella di "Parasolo".
Nel 1593 secondo la "Relazione della Giurisdizione e delle Entrate del feudo di S. Stefano" la villa di Cabanne contava 25 fuochi, Parazzuolo 10, Ventarola 5.
Nella Sinodo di monsignor Arese del 1623 vengono citati Oratorium campestre ad titulum Sancti Iacobi loci villa Palazole e Ecclesia Sancti Bernardi loci Cabanne.
Anteriormente si hanno informazioni sull'esistenza della chiesa di san Bernardo di Cabanne grazie ad un documento del notaio Bartolomeo de Campero del 1532 riguardante i nobili della Cella.
Un documento dell'Archivio di Tortona ci segnala che fu eretta in parrocchiale nel 1584.
Per l'oratorio di san Giacomo di Parazzuolo non si avevano altre notizie riguardanti la sua esistenza.
Grazie ad una foto scattata dal sottoscritto nel settembre 2007 alla lunetta in pietra a vista dell'oratorio, ora conosciamo altre importanti informazioni.
Sulla pietra che fa da chiave di volta v'è inciso l'anno 1643, o 1653, ma cosa più importante a sinistra su altra pietra, probabilmente l'antica chiave di volta, v'è incisa la data 1618 -DIC e più sotto altri caratteri abrasi dal tempo, forse 1614.

Oratorio di san Giacomo di Parazzuolo: lunetta e statua

Ingrandisci l'immagine

Oratorio di san Giacomo di Parazzuolo

Ingrandisci l'immagine

Grazie ad accorti "maestri" che con amore hanno restaurato l'edificio nel corso dei secoli, siamo in grado di conoscere queste importanti informazioni.
In non pochi casi la storia della Val d'Aveto è stata cancellata da mali accorti restauri.
L'ignoranza ha fatto si che le incisioni sugli antichi portali, anziché recuperate, sparissero. Il riutilizzo delle pietre ricavate, in parti poco visibili dell'edificio che si andava ricostruendo, ha impedito così la rilettura di queste "pagine di pietra".
La statua di san Giacomo rappresentata col tipico mantello dei pellegrini, su cui spicca la croce e la conchiglia, guarda distrattamente verso l'antica strada della Ventarola da cui provenivano le carovane dei mulattieri e dei viandanti che giungevano in Val d'Aveto.
In basso scorre il torrente Vizerga i cui riflessi specchiano i visi di chi non è più.

 


 

Links



Pagina pubblicata il 7 settembre 2008, letta 3506 volte
Per esprimere un commento su questo articolo si prega di contattare la redazione via e-mail

Avviso per gli utenti. Dal luglio 2014 è stato deciso di inserire alcuni annunci pubblicitari sulle pagine di questo sito web nella speranza di interessare gli utenti e provare così ad ammortizzare, almeno parzialmente, i costi del progetto Valdaveto.net.