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Le interviste impossibili: il Cav. Luigi Brizzolari (Magnasco 18.06.1840 - Chiavari 26.01.1918)

di Massimo Brizzolara

 

Scheda biografica

Il Cavaliere della Corona d'Italia Luigi Brizzolari nasce a Magnasco nel 1840.
In giovane età emigrò negli Stati Uniti d'America, dove riuscì ad accumulare una discreta fortuna economica. Verso la fine dell'Ottocento, rientrò in Italia e precisamente a Chiavari, dove condusse una vita serena e socialmente attiva, ben introdotto com'era, nell'ambiente della solida borghesia chiavarese.
Nel 1913 morì l'adorata consorte Amalia Braun di otto anni più giovane e questa luttuosa circostanza avrà un peso determinante nel futuro della comunità magnaschese.
Infatti, mestamente liberato dall'onere di assicurare un adeguato vitalizio alla moglie (la coppia non aveva figli) il Brizzolari revocò le precedenti disposizioni testamentarie e potè disporre dei suoi averi con maggiore e distaccata liberalità.
Infatti in occasione del suo settantatreesimo compleanno, il 18 giugno del 1913 nella villa Livellara in località Bacezza, dettò un nobile ed originale testamento pubblico al notaio Copello di Chiavari, alla presenza di quattro testimoni: Rolando Perazzo (capitano marittimo), Giacomo Livellara (proprietario), Francesco Copello (orefice) e Ido Gazzano (ingegnere).
La trascrizione integrale del testamento è pubblicata negli Atti della Società Economica del 1920. In questa scheda biografica basterà ricordarne gli aspetti più significativi legati alla frazione avetana che gli diede i natali.
Per prima cosa il Brizzolari, nominò sua erede universale ed esecutrice testamentaria la suddetta Società chiavarese di cui era socio da molti anni.
A Magnasco volle fondare una scuola elementare per ambo i sessi, che ai normali programmi governativi aggiungesse elementi di agricoltura e di matematica.
Istituì una borsa di studio da assegnare ad un giovane magnaschese ritenuto meritevole, lasciando ampia discrezionalità all'Ente chiavarese per l'esecutività del suo desiderio.
La stessa Società avrebbe dovuto patrocinare (qualora altri non vi provvedessero) una mostra zootecnica in Rezzoaglio con relativi premi e diplomi.
Legò la somma di lire trecento alla Congregazione di Carità di S. Stefano per la somministrazione gratuita della medicine ai poveri della parrocchia di Magnasco.
Non solo, ma ogni anno, nel giorno dell'anniversario della sua morte, le ragazze della frazione e quelle di Rezzoaglio, che avessero assistito vestite a lutto alla messa in suo suffragio celebrata a Magnasco, si sarebbero divise la somma di lire mille. Unico requisito oltre al vestito nero, essere entrate nell'anno precedente nel quindicesimo anno di età. La somma spettante, doveva essere consegnata attraverso un libretto postale vincolato sino alla maggiore età o al matrimonio.
Il Cavaliere sopravvisse al suo testamento per cinque anni. Morì infatti nel 1918. Nel corso di questo ultimo lustro, fece ancora in tempo a donare l'orologio per l'erigendo campanile di Magnasco. Per soli tre mesi invece non riuscì a vedere l'agognata istituzione del comune di Rezzoaglio, che avvenne infatti il 28 aprile dello stesso anno.
Per rendere l'idea di quanto fosse benvoluto e stimato Luigi Brizzolari, basterà ricordare che il sindaco di Chiavari , Brignardello, concesse la tumulazione del filantropico magnaschese nella cappella monumentale del cimitero chiavarese. Le sue spoglie e quelle della moglie, saranno successivamente traslate nel cimitero di Magnasco.
Nel frattempo la Società Economica, mise in atto tutte le procedure necessarie per dare esecutività alle disposizioni testamentarie del de cuius.
Si decise di fondare la scuola, nella casa natale del Cavaliere e allo scopo si procedette alla necessaria trasformazione. I lavori durarono circa due anni e nel fabbricato venne ricavato un appartamento ad uso della maestra, un'aula con relativo disimpegno e legnaia, un grande scalone e alcuni magazzini.
Nel 1920 si potè procedere all'inaugurazione e all'avvio dell'attività didattica. La scuola ha espletato la sua funzione per circa sessantanni. Per circa la metà di questo periodo, la maestra dipendeva economicamente dalla stessa Società Economica, poi la scuola divenne statale a tutti gli effetti.
Su questi banchi, almeno trecento magnaschesi hanno appreso le nozioni fondamentali del sapere e della civica convivenza.
Purtroppo però, dagli inizi degli anni ottanta, quando tutte le scuole frazionali confluirono nel nuovo plesso scolastico di Rezzoaglio, il fabbricato venne letteralmente abbandonato a se stesso, nell'indifferenza generale.
La situazione di degrado strutturale in cui versa oggi l'ex casa natale del Brizzolari è il punto d'arrivo di trentanni di assoluto immobilismo e disinteresse da parte della proprietà e dei frazionisti.
Soltanto recentemente la Società Economica, ha iniziato a costruire un percorso che prevedesse da un lato, la dismissione della proprietà da parte dell'Ente e dall'altra il recupero del fabbricato medesimo.
Con questo scopo il 27 settembre del 2008, nei locali gentilmente concessi dalla trattoria Pineta di Magnasco, si è svolta una pubblica riunione indetta dall'Ufficio di Presidenza dell'Ente chiavarese, per parlare del futuro (sic!) della ex scuola magnaschese.
Ai pochi e silenti partecipanti, il Presidente Roberto Napolitano ha espresso la volontà dell'Ente da lui presieduto di affrancarsi da oneri e responsabilità non più sostenibili.
Per cui in assenza di controproposte, alla data del 31 dicembre dello stesso anno, la Società Economica avrebbe accettato l'offerta di un non meglio identificato acquirente privato. Cosa che è puntualmente avvenuta.
Con l'onestà intellettuale che mi riconosco, devo rimarcare che prima di questo epilogo, la Presidenza dell'Ente aveva tentato (seppur tardivamente) di salvaguardare la destinazione pubblica del fabbricato. Purtroppo senza alcun esito.
Come bisogna evidenziare la volontà espressa dal dott. Roberto Napolitano, di devolvere il ricavato della vendita per un utilizzo di pubblica utilità nell'ambito della frazione magnaschese.
Naturalmente non ho motivi per dubitare che questo avvenga. Anche se mi riservo il diritto di valutare le scelte d'indirizzo quando saranno definite. Confortato dalla considerazione che la critica che esercitiamo sull'opera altrui, non ci impegna a farne di migliori.

 

L'intervista

Domanda: "Grazie Cavaliere di aver accettato l'incontro, ma perchè ha preteso che avvenisse nella casa del dott. Livellara a Chiavari?"
Risposta: "E dove voleva incontrarmi di grazia? "
D: "Pensavo a Magnasco..."
R: "Giovanotto iniziamo male. Poteva ragionevolmente ritenere che dopo avere donato la mia casa ai magnaschesi , avrei accettato di farmi intervistare in una trattoria?"
D: "Ma scusi..."
R: "Non scuso alcunchè. Cosa crede che non abbia assistito a quel ripugnante incontro pubblico?"
D: "Mi lasci spiegare. La sua casa , come ben sa , era del tutto inagibile e la sala parrocchiale non era disponibile. Per fortuna che ci hanno concesso quella possibilità..."
R: "E chi ha stabilito che la sala parrocchiale non era utilizzabile per una assemblea pubblica?"
D: "Presumo il parroco :.."
R: "I preti...con quelli dei miei tempi non sarebbe successo."
D: "Mi consenta di esternare qualche dubbio..."
R: "Cosa ne sa lei del clero di fine Ottocento?"
D: "Poco o niente, ma...
R: "E allora non parli di quello che non conosce. Faccia una ricerca sugli enti assistenziali chiavaresi dei miei tempi e incontrerà ecclesiastici straordinari..."
D: "Su questo concordo, ma anche tra il clero attuale ci sono esempi luminosi..."
R: "Sciocchezze. Oggi non c'è nulla di buono in nessun settore. "
D: "Se permette non vorrei divagare troppo "
R : "Comunque almeno, ha avuto la delicatezza di non partecipare all'incontro "
D: "Scusi, ma di chi sta parlando? "
R: "Ma del parroco, che diamine...sveglia giovanotto."
D: "Non vorrei contraddirla, ma il parroco c'era."
R: "Mi vorrebbe far credere che tra i pochi partecipanti non avrei riconosciuto un prete? E se ci fosse stato me lo ricorderei."
D: "Se permette passerei oltre. Anche perchè non mi sembra un dettaglio essenziale. Perchè ha definito ripugnante quella riunione?"
R: "E lei come la definirebbe? "
D: "Perdoni l'ardire cavaliere, ma a me è sembrata una riunione apprezzabile nei toni e nei contenuti. Forse solo un po' tardiva..."
R: "Lei sotto quest'aria arrendevole è di una faziosità insopportabile. Come dovrei definire una riunione in cui la mia eredità è stata definita un debito e l'unica soluzione prospettata è stata una alienazione contro la mia volontà?"
D: "Cavaliere criticare è facile. Cerchi di essere propositivo."
R: "Crede di mettermi in difficoltà? Si sbaglia di grosso. Se potessi ancora contare sui miei amici, che il 18 giugno del 1913, erano seduti proprio in questa stanza, non ci sarebbero problemi a trovare una soluzione. "
D: "Lei fa riferimento al passato, ma i tempi cambiano..."
R: "Non è vero. Il bene rimane bene e il male rimane male. Ma soprattutto le mie volontà non potevano essere modificate."
D: "Se la sua casa è stata venduta, evidentemente era tecnicamente possibile..."
R: "Sa cosa diceva il notaro Copello , mio buon amico e Presidente della Società Economica?"
D: "Assolutamente no. Ma mi interessa molto..."
R: "Sosteneva che il peggior nemico di un testamento è l'uso del bizantinismo. La volontà del testatore deve essere espressa in modo semplice ed inequivocabile."
D: "E' vero. Ma almeno nel suo caso questa regola è stata un po' disattesa."
R."Lei continua a parlare di quello che ignora. Ma lo ha letto il mio testamento?"
D: "Molto attentamente, Cavaliere."
R: "E allora avrà letto che vietavo espressamente l'alienazione dlle mie sostanze.."
D: "Sia ragionevole Cavaliere, al punto in cui eravamo arrivati , non c'erano alternative..."
R: "Vuole sapere cosa si doveva fare?"
D: "Mi ha letto nel pensiero..."
R: "Premetto che non sono solo idee mie. Sapesse quante volte ne abbiamo parlato con gli amici che ricordavo poc'anzi. E ognuno con competenza e buonsenso si adoperava per trovare la soluzione migliore per le future generazioni. Perchè vede, ai miei tempi, qualunque fosse la posizione sociale occupata, ognuno si prendeva l'onere di consegnare a quelli che sarebbero venuti dopo un mondo migliore. "
D: "Insomma non proprio tutti Cavaliere, ma non vorrei aprire un nuovo fronte di discussione, la prego sia concreto..."
R: "Ebbene come lei sa la scuola magnaschese ha esercitato la sua funzione didattica per oltre mezzo secolo. Ma per circa la metà di questo spazio temporale, è stata una scuola statale a tutti gli effetti."
D": Non vorrà contestare anche la legittimità di questa scelta..."
R: "Perchè non ne avrei diritto? Ma non è questo il punto."
D: "Perdoni l'interruzione."
R: "Non mi faccia perdere il filo del discorso. Come sosteneva il mio amico ingegnere Gazzano, sarebbe bastato farsi corrispondere un adeguato canone di locazione dalla Pubblica Amministrazione. Non solo , ma bisognava obbligare l'Ente competente per materia, a mantenere l'edificio in buone condizioni di manutenzione. Prima che la scuola chiudesse i battenti."
D: "Beh..qualcosa è stato fatto..il tetto per esempio."
R: "Lasci perdere e non difenda l'indifendibile. Il caseggiato è stato completamente abbandonato a se stesso per oltre dieci lustri."
D: "Anche questo non è del tutto vero...l'appartamento riservato alla maestra è stato per lungo tempo affittato alla vedova Oxilia."
R."Il mio amico Ugo. Studioso tanto bravo quanto modesto. Non ho conosciuto la moglie, ma sono ben contento che abbia dimorato nella mia casa."
D: "Vede allora che qualcosa di buono è stato fatto?"
R: "Non capisco cosa c'entra questa locazione con quello che stavamo dicendo. A proposito le risulta che sia stato corrisposto un canone d'affitto o si trattava di un comodato?"
D: "Su questo punto posso essere abbastanza preciso poichè la vedova Oxilia era una buona amica di mia madre e frequentava la nostra casa. La signora ha sempre corrisposto un modesto canone di locazione. Ma non sono in grado di quantificarlo."
R: "E con questi soldi cosa è stato fatto?"
D: "Cavaliere. . . si trattava di cifre irrisorie. Comunque la signora raccontava che qualche piccola riparazione alla casa , veniva fatta. "
R: "Comunque è inconfutabile che la responsabilità principale di questa incresciosa situazione sia da attribuire alla Società Economica. "
D: "Cavaliere ..non solo"
R: "Capisce quando parlo o no? Ho volutamente usato l'espressione "responsabilità principale"per evidenziare che ce ne sono anche altre"
D: "Quali per esempio?"
R: "Non voglio rispondere a questa domanda."
D: "Credo di aver capito e..."
R: "Dubito che abbia capito, ma la cosa è irrilevante. "
D :"Cavaliere , ma perchè è così preventivamente ostile nei miei confronti ... in fin dei conti..."
R: "In fin dei conti che? Lei non ha nessun merito..."
D: "Non ho mai sostenuto il contrario..."
R: "Se la cosa le stava così a cuore doveva intervenire a tempo debito"
D: "Come si dice : meglio tardi che mai"
R: "E' proprio questo il punto, sarebbe stato molto meglio mai"
D: "Ma scusi Cavaliere, a parte il fatto che il mio ruolo nella vicenda è del tutto secondario, perchè sostiene questo paradosso?"
R: "Perchè al punto in cui si era arrivati, avrei preferito una segnalazione al Genio Civile per pericolosità ambientale della struttura."
D: "Insisto: perchè?"
R: "Per costringere la Società Economica ad assumersi le proprie responsabilità."
D: "Ma guardi che l'epilogo sarebbe stata la demolizione..."
R: "Non è detto e poi comunque, tutto era meglio della vendita "
D: "Questo non è vero. E poi , sarà salvata la memoria storica del fabbricato "
R: "In che modo?"
D: "Attraverso la conservazione della lapide commemorativa"
R: "Comunque avrei preferito che la scuola venisse demolita e lo spazio rimanesse ad uso pubblico."
D: "Perchè?"
R: "Se il mio mondo è finito, o meglio, se la mia idea di riscatto sociale attraverso l'istruzione è fallita, allora forse era giusto che crollasse anche la mia casa."
D: "Lei crede veramente che le sue aspirazioni siano state disattese?"
R: "E' del tutto evidente , giovanotto. Oltre ad essere estremamente sconfortante."
D: "Se potesse andare a ritroso nel tempo rifarebbe la donazione?
R: "Sì, credo proprio di sì. Anche se talvolta non si raggiunge la meta, non sempre si può imputare la colpa alla strada prescelta.
Almeno non nel mio caso. E se i magnaschesi hanno capitalizzato poco o niente della grande opportunità di crescita sociale che avevano a portata di mano , pazienza.
Lo so che il mio testamento riletto oggi , appare anacronistico, ma bisogna collocarlo nel suo contesto storico e sociale. Allora assume una valenza diversa.
Ed è emblematico che quanto ho scritto un secolo fa , risulti socialmente più evoluto del vostro modus vivendi. Come le ho già detto , la mia generazione pur aggrappata al passato , pensava al futuro. Oggi vi comportate come se il mondo dovesse finire con voi .Anzi sembra quasi che desideriate che questo accada."
D: "Mah, non so che dire. Comunque la Società Economica ha espresso la volontà di devolvere il ricavato della vendita per un utilizzo sociale. Lei cosa ne farebbe?"
R: "Non credo di poter rispondere. Come ho appena detto il mio mondo è finito. Adesso ci siete voi, pensateci voi."
D: "Sembra che l'idea sia quella di promuovere delle borse di studio per studenti valdavetani meritevoli"
R: "Vede che ho ragione? Questa è una idea legata al mio tempo. Riproporla oggi che senso ha?"
D: "Forse a fare un po' d'immagine . Come d'altronde si faceva anche ai suoi tempi"
R: "Cosa intende dire?"
D: "Ricorda l'inaugurazione nel 1920 della scuola magnaschese? Anche in quella occasione..."
R: "Ma cosa sta dicendo..allora oltre alle cerimonie c'era anche la sostanza. E' ben chiaro che le mie volontà testamentarie andarono ben oltre la giornata inaugurale.
Peraltro uggiosa, come il clima avetano aveva imposto in barba alle legittime aspettative di visibilità della nomenclatura dell' Ente."
D: "Personalmente ho avanzato alla Società Economica diverse proposte d'intervento sul territorio magnaschese"
R: "Lo so , le ho lette"
D: "Cosa ne pensa?"
R: "Ma si, possono andare anche bene, ma personalmente avrei preferito che al posto della mia casa sorgesse un giardino pubblico ..."
D: "Con magari un monumento dedicato a lei ..."
R: "Questo non l'ho detto il che non significa che non lo abbia pensato"
D: "Ma scusi, un giardino pubblico per chi? A Magnasco non c'è più nessuno."
R: "E' vero purtroppo. Ricordo ancora le frotte di alunni che si rincorrevano gioiosi nel giardino , richiamati al dovere scolastico dai rintocchi della campanella. A proposito che fine ha fatto?"
D: "Eh caro Cavaliere, questa è un'altra poco edificante storia. Ma gliela racconto un'altra volta. Per ora le dico arrivederci ."
R: "La saluto anch'io giovanotto e mi tenga informato. "
D: "Ci può contare... e grazie di tutto"

 


 

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Pagina pubblicata il 14 ottobre 2009, letta 2870 volte
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