Peccati di gioventù

di Sandro Sbarbaro

I MORTI   (composta nel 1975)


Un fiore una lacrima poi... nulla
Riassorbiti da più intense luci
per tutto l'arco di un anno intero
Fin quando non ritornerà di moda
portare fiori al cimitero.




MOON   (composta nel 1975)


Luna fredda e statica
di un mattino autunnale
Ti ho ammirata incantato
col naso all'insù
Spettacolo inconsueto
nel travolgerci del tempo.




TEMPLI INDIOS   (composta nel 1975)


Il sole che scava
e l'acqua che lava
le inerpicanti masse
di un tempio di Quito
Odore di usate gesta
cancellano dalle pietre
rimembranti.




POI...   (composta nel 1977)


Meteore distanti come passi
di giganti
I giorni scorsi a subire
Amarezza, delusione, tutto
La negazione di tutto
Poi sei stata...
Un'immagine d'altri tempi
per un amore d'altri tempi.




MASSIME   (composta nel 1979)


Esistenze opache
strappano lembi di vita
dal mantello svolazzante del tempo
(Signore che va di fretta...)
Spengono schifati l'ultima sigaretta
dirigendo lo sguardo nel vuoto
Ci vuole poco per essere felici
ma basta niente per non esserlo affatto.




L'ORLO   (composta nel 1979)


L'orlo dell'abisso io lo conosco bene avendone
accarezzato a lungo i contorni...
Soffocando l'angoscia che mi spingeva
assassina verso il baratro sottostante
Aggrappandomi disperatamente
alle mie poche cose certe
La viltà della morte non è certo coraggio.




INVERNO   (composta nel 1979)


Escursioni termiche
ripropongono
estremità ghiacciate
come non mai
E senzazioni e brividi
sono un saliscendi gelido
che viaggia da un capo
all'altro della schiena
La pelle avvizzita
(corteccia tenue
di visi paonazzi)
É percorsa a tratti
dal vento che s'affanna
a tapparne i pori
Inverno...
Un vitreo signore
ammantato di bianco.




LA CASA DEI NONNI   (composta nel 1979)


Quell'odore di minestra
che condiva l'aria intorno
la casa dei nonni
lassù in campagna
E i giorni trascorsi
sdraiato sull'erba
a pascolar le mucche,
avvolto in capote da marinaio
Mentre rondini piagnucolanti
si sbizzarrivano in geometrie
da pattuglia azzurra,
sfiorandoti appena
E le veglie nelle stalle,
la sera, al lume delle
acetilene altalenanti
Le corse al torrente
ad ingaggiare battaglie marine
con trote sguscianti
E le tue bizze
i tuoi capricci di ragazzo
forse troppo amato.




CANCRO   (composta nel 1980)


E così si muore
Senza sapere il perchè
o magari intuendolo appena
Mentre intorno fanno a gara
a mentirti a dirti: "Ti trovo bene..."
E le tue cellule malate
(di un male che non perdona)
si scompongono poco a poco
nel sorriso di una morte
senza volto.




IPERTESA   (composta nel 1980)


Sei apparsa...!
Un animale ferito
che con occhi languidi
mi guatava dall'altra parte della strada
nascondendosi dietro una siepe di teste
che ondeggiavano allo sferzar del vento
che prendeva d'infilata la via per disperdersi
nello slargo della piazza.




LA PELLE   (composta nel 1980)


La pelle tunica ipersensibile
che ti sta addosso
spiaccicata e molle
La pelle che nasce e muore
e si confonde
tra tante altre pelli
Sicché non sai se sia la tua
che conta
o quella d'altri come si racconta
La pelle le altui pelli
Lucide e tirate o raggrinzite
flaccide, molli o incancrenite
Raccontano le storie di mille vite.




THE LAST DAY IN VENICE   (composta nel 1980)


Ho visto morire un amore a Venezia
Li ho visti tenersi teneramente la mano,
fuori dallo sguardo di compagni maliziosi
E pareva che si volessero davvero bene
mentre si addentravano nelle calli
in cerca di regali o stranezze
Frugando avidi con lo sguardo scene di vita,
in uno scenario da favola
E la morte... è calata sublime
al calar del sole oltre la Salute
Quando piazza San Marco è popolata
dal via vai dei turisti rientranti.






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Pagina pubblicata il 1° settembre 2004, letta 4294 volte dal 23 gennaio 2006

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