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Interrogazioni parlamentari su Santo Stefano d'Aveto presentate nel periodo gennaio 1954 - dicembre 1961

di Massimo Brizzolara

Condicio sine qua non, affinchè gli accadimenti, acquisiscano il crisma della storia (almeno di quella che gli studiosi considerano attendibile) è che intercorra una debita distanza, tra i medesimi e la loro rievocazione.
E se può essere oggetto di discussione l'entità di questo spazio temporale, è fuor di dubbio che ricordare uomini e fatti nell'immediatezza del loro divenire rappresenta un metodo fuorviante.
Un po' perchè, come sosteneva il grande Montanelli  link esterno , è impossibile descrivere qualsiasi cosa, senza dare implicitamente un giudizio personale. Ma soprattutto chi ha vissuto quei fatti o conosciuto quelle persone, ha un coinvolgimento personale ed emotivo che, pur legittimo, non è il miglior viatico verso la ricerca, sempre difficile dell'obiettività.
Questo tedioso proemio trova piena corrispondenza, negli elementi d'archivio parlamentare, che costituiscono l'insolito argomento di questo contributo.
Come spesso accade infatti ai cultori di storia locale, partito per cercare una cosa ne ho trovata un'altra.
O perlomeno ne ho trovato traccia e con la curiosità intellettuale che mi appartiene, ho approfondito la ricognizione.

Stavo svolgendo infatti una ricerca sulla Pretura di Santo Stefano, quando nel bellissimo sito della Camera dei Deputati  link esterno , ho trovato il riferimento di una interrogazione parlamentare relativa alla casa littoria del comune avetano.

Con un po' di pazienza, sono andato a rintracciarla e con somma sorpresa ne ho scovate altre dieci.
Le prime otto sono state presentate nel corso della II legislatura (1953-1958) dall'onorevole Spadazzi  link esterno , nativo di Gatteo in provincia di Forlì ed eletto nel collegio di Potenza.
Le altre tre risalgono invece alla III legislatura (1958-1963) a firma dell'onorevole Covelli  link esterno , nato a Bonito in provincia di Avellino ed eletto nel collegio di Benevento.

Mi è parso molto singolare che due parlamentari, senza nessun apparente collegamento con la nostra valle, abbiano presentato ben undici interrogazioni con risposta scritta, inerenti S. Stefano d'Aveto.
E che i due interroganti (oltre ai vari Ministri) avessero scarsa conoscenza dei nostri luoghi, è confermato dal fatto, che i nomi delle frazioni sono frequentemente trascritti in modo incompleto o sbagliato.
Come sarebbe interessante sapere chi era il referente sul territorio avetano, del Partito Nazionale Monarchico, cui appartenevano entrambi gli onorevoli.
Certamente il nostalgico conterraneo, aveva scarsa simpatia verso il sindaco di quel periodo e non faceva nulla per nasconderlo.
Ecco perchè nella premessa, parlavo della necessità di un adeguata distanza temporale tra i fatti e la loro rievocazione.
Commentare o semplicemente trascrivere i testi di queste interrogazioni allora, avrebbe certamente scatenato polemiche e risentimenti.
Oggi credo e spero, si possano considerare semplicemente per quello che rappresentano: una curiosità storico - politica.

Le prime tre in ordine cronologico sono del 28 gennaio 1954.

 

 

 

Spadazzi - Al ministro dei lavori pubblici

Per conoscere se non ritenga opportuno stanziare i fondi necessari per la installazione di una linea di adduzione dell'energia elettrica alla frazione di Casoni del comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova) nella quale vivono trenta famiglie prive di luce elettrica ed in disagiatissime condizioni a causa delle distruzioni della guerra. (2396)

 

Risposta

Per la costruzione dell'impianto di energia elettrica per la pubblica illuminazione nella frazione di Casoni del comune di Santo Stefano potrebbe avvalersi delle agevolazioni previste dall'articolo 10 della legge 3 agosto 1949 n. 589.
Finora non risulta presentata dal suddetto comune alcuna domanda del genere. Se una tale richiesta di contributo dovesse pervenire non si mancherebbe di esaminare con ogni migliore riguardo la possibilità di accoglierla, salvo sempre il risultato degli accertamenti da eseguirsi dall'ufficio del Genio civile di Genova e compatibilmente con la disponibiltà di fondi.

Il Ministro Merlin

 

 

 

 

 

 

Spadazzi - Al ministro dei lavori pubblici

Per conoscere se non ritenga urgente e necessario invitare i competenti uffici provinciali a stanziare i fondi necessari alla continuazione dei due tronchi stradali - già da tempo iniziati - che dalla strada provinciale n. 146, conducono alle località Gramizza e alle frazioni di Alpicella ed Amborzasco (Genova), per sollevare quelle popolazioni dallo stato di disagio in cui attualmente versano. (2397)

 

Risposta

I due tronchi stradali che dalla località Gramizza sulla provinciale 146 conducono alle frazioni Alpicella ed Amborzasco del comune di Santo Stefano d'Aveto sono stati iniziati dai frazionisti mediante prestazioni volontarie.
L'amministrazione provinciale di Genova, per favorire tale lodevole iniziativa ha erogato due sussidi per complessive lire 300 mila di cui uno di lire 150 mila per la strada per Alpicella e l'altro pure di lire 150 mila per la strada per Amborzasco.
Inoltre la stessa amministrazione provinciale sta per iniziare sul tronco stradale che conduce alla frazione Alpicella la gestione di un cantiere-scuola di lavoro il cui progetto elaborato dall'ufficio del Genio civile in base alla legge 25 luglio 1952 n. 949, importo una spesa di lire 1.500.000 a carico del Ministero dei lavori pubblici e di lire 932.707 a carico del Ministero del lavoro.
Per completare la strada che conduce alla frazione Alpicella della lunghezza di circa 1500 metri e della larghezza di metri 6 si prevede possa occorrere una spesa di circa 12 milioni, mentre per la strada che deve allacciare la frazione Amborzasco della lunghezza di circa 1600 metri e della larghezza di metri 6 è prevista una spesa di circa 10 milioni.
Per il completamento di queste due strade il comune interessato potrebbe chiedere i benefici della legge 3 agosto 1949 n. 589. modificata ed integrata dalla legge 15 febbraio 1953 n. 184, che vengono appunto concessi per la costruzione o il completamento delle strade occorrenti per allacciare alla rete esistente i comuni e le frazioni isolate.

Il Ministro Merlin

 

 

 

 

 

 

Spadazzi - Al Ministro delle poste e telecomunicazioni

Per conoscere se non ritenga urgente disporre il trasferimento dell'ufficio postale di Amborzasco - frazione del comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova) - alla località Gramizza, al fine di favorire tutte le frazioni che coircondano Gramizza e per comodità dello stesso ufficio postale che sarebbe posto sulla strada provinciale ; per conoscere infine se non ritenga opportuno - nel quadro delle provvidenze in tal senso già in atto - disporre la installazione di un apparecchio telefonico nella località Gramizza, per mettere le frazioni limitrofe in condizioni di poter comunicare con il capoluogo. (2890)

 

Risposta

Al riguardo si informa che a questo Ministero non risulta pervenuta prima d'ora alcuna richiesta o proposta di trasferimento dell'agenzia postale di Amborzasco, frazione del comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova), nella località Gramizza dello stesso comune.
È stata interessata, pertanto la competente direzione provinciale delle poste di Genova affinchè esamini l'opportunità di tale trasferimento e riferisca in proposito al Ministero.
Si riserva quindi di fornire, appena possibile, ulteriori comunicazioni su tale argomento.
Circa la istituzione nella suddetta località di Gramizza, di un collegamento telefonico, si fa presente che la località stessa non risulta trovarsi nelle condizioni previste dalla legge 11 dicembre 1952 n. 2529 (frazioni con popolazione non inferiore a 1000 abitanti, oppure non inferiore a 500 abitanti ma distanti almeno 10 chilometri dal più vicino posto telefonico pubblico) per poter beneficiare dell'impianto telefonico a totale carico dello Stato. D'altronde, Gramizza non figura nell'elenco delle frazioni, ne è stata segnalata dal comune di Santo Stefano d'Aveto ai fini di cui sopra.
Tuttavia, qualora la località in parola avesse per ipotesi una notevole importanza economica, il comune interessato potrebbe, avvalendosi del secondo comma dell'articolo 1 della citata legge 2529, chiedere, per il collegamento telefonico, il contributo statale del 50 per cento della spesa, assumendo a suo carico l'altro 50 per cento. In proposito, però, è da tener presente che la erogazione di tali contributi è subordinata alla disponibilità esistente sui fondi stanziati, esercizio per esercizio, eppertanto, nel caso che il suddetto comune si impegnasse nel senso ora esposto, l'impianto potrebbe essere eseguito presumibilmente nel prossimo esercizio finanziario.

Il Ministro Panetti

 

 

 

La quarta risale al 18 febbraio 1954.

 

 

 

Spadazzi - Al Ministro dei lavori pubblici

Per conoscere se non ritenga necessario provvedere alla continuazione dei lavori del tronco stradle che dalla strada provinciale Rezzoaglio- Bobbio (Piacenza), località ponte Alpepia conduce a Santo Stefano di Avento (Genova), toccando le frazioni di Torrini, Pareto e Pievetta, tenendo presente che i lavori in questione furono iniziati da qualche anno. (2892)

 

Risposta

Al comune di Santo Stefano è stato già promesso ai sensi della legge 3 agosto 1949 n. 589, il contributo nella spesa di lire 20 milioni per i lavori di costruzione delle strade Amborzasco, Alpicella, Torrini e Pievetta.
Il relativo progetto, dal quale rimane escluso il collegamento con la frazione Pareto trovasi in corso di esame da parte di questo Ministero il quale di recente ha restituito al comune la delibera perchè venisse opportunamente rettificata.

Il Ministro Merlin

 

 

 

La quinta è del 30 marzo 1954.

 

 

 

Spadazzi - Al Ministro dei lavori pubblici

Per conoscere se non ritenga urgente sollecitare all'ufficio del genio civile di Genova la tempestiva costruzione dell'acquedotto della frazione Alpicella nel comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova), allo scopo di porre fine alle continue epidemie derivanti dall'uso di acqua impura che attualmente - per cause di forza maggiore - viene usata in detta frazione. (2891)

 

Risposta

Il comune di Santo Stefano d'Avento è situato al confine fra le province di Genova e Piacenza, sull'Arco appenninico ed ha la tipica configurazione dell'entroterra ligure.
In seguito ad istanza del sindaco di detto comune, e alle sollecitazioni pervenute per la costruzione dell'acquedotto a servizio della frazione Apicella con la concessione dei benefici di cui alla legge 10 agosto 1950 n. 647, per le zone depresse, questo Ministero ebbe a interessare il provveditorato alle opere pubbliche per la Liguria affinchè, per le determinazioni da adottarsi al riguardo, avesse accertato se per l'opera in questione ricoressero o meno gli estremi previsti dalla citata legge e dagli accertamenti eseguiti può ritenersi che il comune abbia i requisiti richiesti per essere riconosciuto quale zona depressa.
Senonchè esaminato il progetto relativo alla costruzione dell'acquedotto per un importo complessivo di lire 2.825.046, sono state riscontrate varie deficienze tecniche nelle previsioni ed è pure risultata incompleta la documentazione ad esso allegata, per cui l'ufficio del genio civile di Genova ha dovuto restituirlo una prima volta al comune in data 25 febbraio 1953 affinchè fosse debitamente modificato e completato, ed ancora recentemente in data 10 dicembre 1953, essendo risultato dal riesame di detto progetto che le modifiche richieste erano state apportate solo in parte.

Il Ministro Romita

 

 

 

La sesta interrogazione risale al 24 settembre 1954.

 

 

 

Spadazzi - Al Ministro dei lavori pubblici

Per conoscere se non ritenga opportuno ed urgente disporre l'invio di una commissione di tecnici a Santo Stefano d'Aveto (Genova) per studiare e risolvere le conseguenze di una grossa frana verificatasi nel cuore del paese, che ha provocato il lesionamento di un terzo delle costruzioni e per provvedere all'abbattimento o all'isolamento di quelle pericolanti che costituiscono un serio pericolo per la incolumità pubblica. (4876)

 

Risposta

L'abitato di Santo Stefano d'Aveto è situato sul terreno formatosi per l'accumularsi dei materiali rocciosi provenienti dal continuo grande franamento del Monte Maggiorasca che si eleva verso settentrione di detto comune, materiali che con il succedersi dei secoli, si sono ricoperti di detriti e materiali terrosi.
A settentrione dell'abitato scorre anche un affluente dell'Aveto, il Rio dei Mulini a cui confluisce, poco a valle dell'abitato, il Rio Maggiorasca che attraversa il centro del paese. Nella zona compresa tra i due rivi esistono case che presentano lesioni nelle loro strutture murarie e da alcune di esse si trovano in precario stato di stabilità, essendo state costruite su terreno che ha tutti i caratteri di grande cono di deiezione.
Trattasi di vecchi caseggiati che hanno sofferto per movimenti franosi sotterranei di piccola entità ma succedentisi ad intervalli frequenti da antica data, di guisa che, tenuta presente la vetustà degli edifici ogni movimento del terreno può provocare il loro crollo.
Per lo studio del grave problema, questo Ministero ha impartito opportune disposizioni al competente ufficio del genio civile ed al Provveditorato alle opere pubbliche di Genova perchè una commissione di tecnici specializzati, fra i quali un geologo, si rechi nella località in parola allo scopo di vedere, se, mediante un complesso di opere di drenaggio e di difesa tali da consolidare la frana, sia possibile ovviare ai pericoli di crollo.

Il Ministro Romita

 

 

 

La settima porta la data del 29 luglio 1955.

 

 

 

Spadazzi - Al Ministro dell'agricoltura e foreste

Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dell'agricoltura e delle foreste per conoscere quali provvidenze intenda disporre in favore della popolazione del comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova), danneggiata nei propri averi dalla grandinata del 25 luglio 1955 che - in talune zone - ha distrutto il 70-80 per cento delle colture di grano e patate anche considerando che nell'intera località (dichiarata depressa) il raccolto del fieno è stato inferiore del 50 per cento a quello dell'anno precedente, a causa della perdurante siccità, che ha provocato una gravissima crisi nel patrimonio zootecnico. (L'interrogante chiede una risposta scritta) (14972)

 

Risposta

Questo Ministero non ha la possibilità di adottare provvidenze particolari a favore dei produttori agricoli danneggiati da avversità meteoriche, stante l'inesistenza di disposizioni legislative specifiche al riguardo.
Per contro non mancherà di esaminarsi la possibilità di accordare - nell'ambito delle leggi vigenti e delle disponibilità di bilancio - ogni altra possibile agevolazione intesa comunque ad alleviare le condizioni di disagio in cui le aziende agricole più bisognose sono venute a trovarsi in dipendenza dei danni subiti.

Il Ministro Colombo

 

 

 

L'ottava e ultima interrogazione a firma Spadazzi è datata 21 settembre 1955.

 

 

 

Spadazzi - Ai Ministri dell'agricoltura e dell'interno

Per conoscere i motivi che non hanno permesso l'inizio dei lavori di costruzione dell'acquedotto Alpicello di Santo Stefano d'Aveto (Genova), già approvati dall'Ispettorato ripartimentale forestale di Genova e annunziato con il 20 dicembre 1954.
Si tenga presente che la istanza fu presentata dopo la costituzione del regolare consorzio prescritto dalla legge e in base alla legge sulla montagna.
Le autorità locali hanno ripetutamente chiesto spiegazioni al prefetto di Genova e al Ministero per ottenere risposta.
Si tenga infina presente che nella località di Alpicella la pochissima acqua disponibile è stata giudicata antigienica ed ha provocato molti casi di tifo tra la popolazione. (14313)

 

Risposta

In merito a quanto fatto presente con la interrogazione sopracitata si ritiene di dover innanzi tutto precisare che nessuna segnalazione o richiesta di informazioni è mai pervenuta a questo Ministero nei riguardi del costruendo acquedotto in frazione Aspicella del comune di Santo Stefano d'Aveto, ne è stata mai concessa alcuna approvazione per i lavori di detto acquedotto, approvazione che, nel caso, sarebbe di competenza dell'amministrazione centrale e non dell'ispettorato ripartimentale delle foreste di Genova.
Dalle informazioni assunte a seguito della richiesta è risultato che nel novembre del 1954 l'ispettorato regionale delle foreste di Genova, interessato dal consorzio costituitosi in Alpicella con lo scopo di addivenire alla costruzione di un acquedotto, con i benefici della legge 25 luglio 1952 n. 991, fece presente che nel piano generale sommario relativo al comprensorio di bonifica montana del Trebbia era prevista la costruzione di un acquedotto rurale in quella frazione e che la realizzazione dell'opera si sarebbe potuta attuare non appena definiti i rapporti relativi alla progettazione tra detto consorzio e l'amministrazione provinciale di Genova, cosa che non è, finora avvenuta per cui non è stato possibile includere i relativi lavori nel programma dell'anno 1954-55.
Il Ministro dell'interno da parte sua, fatto conoscere che mentre erano in corso le intese per far sì che l'opera venisse realizzata con il contributo dell Stato ai sensi della legge per la montagna, è intervenuta, da parte del dicastero dei lavori pubblici, l'autorizzazione al finanziamento di un progetto di altro acquedotto dell'importo di lire 22 milioni - sempre per la frazione di Alpicella - progetto che era stato presentato fin dal 1953.
La prefettura di Genova ha consigliato che si desse corso alla costruzione di quest'ultimo che. essendo finanziato sulla legge per le aree depresse, non comporta alcun onere per i frazionisti e per il comune, dato che la spesa è assunta a totale carico dello Stato.
A quanto informa la stessa prefettura, si è quindi dato sollecito corso alla istruttoria della pratica da parte dei competenti uffici ed il Provveditorato alle opere pubbliche, approvata la perizia dei lavori, ne ha disposto l'appalto tramite l'Ufficio del genio civile.
I predetti lavori saranno consegnati alla impresa aggiudicataria ed iniziati, non appena eseguita la gara, entro brevissimo termine.

Il Ministro dell'agricoltura e delle foreste Colombo

 

 

 

La nona, prima a firma dell'on. Covelli, è stata presentata il 13 giugno 1960 (III legislatura, Governo Tambroni  link esterno ).

 

 

 

Covelli - Ai ministri delle finanze e dell'interno

Per sapere se siano a conoscenza dell'acquisto fatto dal comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova) della ex casa littoria, con il dichiarato impegno di installarvi gli uffici dell'azienda autonoma di soggiorno, dei coltivatori diretti, di collocamento, del corpo forestale dello Stato e il gabinetto del sanitario comunale.
In base alle norme vigenti, gli edifici delle ex case littorie vengono cedute a prezzo di favore ai comuni, enti di beneficenza, ecc. per essere adibiti a determinati usi; in caso contrario, l'atto di vendita si intende risolto e l'ente perde anche le quote versate.
Ebbene, l'amministrazione comunale di Santo Stefano d'Aveto, dopo aver ottenuto la casa littoria sita in via Emanuele Razzetti anzichè adibirla agli uffici per i quali l'aveva richiesta ha trasformato il secondo piano in un appartamento di abitazione, cedendolo in affitto a privato.
Inoltre i locali al primo piano costituiti da un bar e da un salone di trattenimento per i turisti, sono stati in un primo tempo chiusi al pubblico e poi ceduti in affitto a famiglia privata.
In seguito ad esposto di cittadini del luogo, l'intendenza di finanza chiedeva spiegazioni al sindaco, ma questi rispondeva evasivamente; e così l'abuso perdura con gravi ripercussioni sulla pubblica opinione.
Di fronte alla persistente irregolarità, l'interrogante chiede quali provvedimenti intendano prendere i ministri, ciascuno per la parte di competenza, a carico del sindaco responsabile di sfacciata violazione della legge e di aver, tra l'altro, privato il paese dell'unico locale accogliente, a danno del movimento turistico. (10208)

 

Risposta

L'amministrazione comunale di Santo Stefano d'Aveto, cessionaria della ex casa del fascio di quel comune, aveva effettivamente indetto, ignorando la clausola vincolistica dell'atto di compravendita, delle gare per affittare a privati alcuni locali di detto immobile.
Tale inadempienza non si è però concretizzata in quanto per il tempestivo intervento sia dell'intendenza di finanza, sia della prefettura di Genova, che richiamavano il comune all'osservanza degli impegni assunti con l'atto di acquisto 20 novembre 1956, le gare stesse venivano revocate.
Allo stato dei fatti, non è avvenuta pertanto alcuna violazione degli obblighi contrattuali, perchè nessun locale dell'edificio in argomento è stato dato effettivamente in uso a privati cittadini.
Si è, inoltre avuta assicurazione che l'azienda autonoma di soggiorno e turismo ha preso in consegna il locale assegnatole mentre si è tuttora in attesa della conferma -già sollecitata- del trasferimento della stazione forestale di quella sede nel locale ad essa destinato.
Un sol vano del compendio in questione non è stato utilizzato in conformità di quanto dispone il decreto presidenziale di destinazione dell'ex casa del fascio e precisamente quello in uso all'agenzia del nuovo consorzio agrario provinciale di genova, Società cooperativa a responsabilità limitata. Al riguardo l'intendenza di finanza di genova si è riservata di riferire a questo Ministero dopo aver sentito il parere della prefettura.
Questa amministrazione, non appena in possesso dei necessari elementi, esaminerà la possibilità di proporre che il decreto presidenziale venga opportunamente integrato dal momento che gli scopi che persegue detta agenzia potrebbe rientrare fra quelli previsti dall'articolo 38 del decreto luogoteneziale legislativo 27 luglio 1944 n. 159

Il Ministro delle finanze: Trabucchi

 

 

 

La decima è del 7 marzo 1961 (num. 15413) ed è rivolta al Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale. Riguarda la vicenda personale di un aiuto-istruttore di un cantiere forestale, rimosso dall'incarico. Non ritengo pertanto nè interessante nè giustificata, la sua pubblicazione.

L'undicesima è del 12 dicembre 1961 (III legislatura, Governo Fanfani III  link esterno ).

 

 

 

Covelli - Al ministro della sanità

Per sapere se sia a conoscenza della grave situazione venutasi a creare nel comune di S. Stefano d'Aveto (Genova), dove, non essendosi presentato a prendere possesso il vincitore del concorso al posto di medico condotto, si continua a mantenere in servizio il medico interino dottor Eugenio Beer, inviso alla stragrande maggioranza dei cittadini, i quali non hanno alcuna fiducia in lui, tanto che preferiscono rivolgersi al vecchio medico condotto, ora in pensione, che per 40 anni disimpegnò il servizio sanitario con piena soddisfazione generale.
L'anormale situazione viene attribuita ad interessate manovre del sindaco, del quale è notorio l'appoggio al medico interino dottor Beer, pur avendo il consiglio comunale nella seduta del 10 settembre 1961, respinto con 10 voti (contro 4 favorevoli ed 1 astenuto) la proposta di assunzione di detto medico da parte del comune.
Di fronte alla intollerabile pretesa del sindaco, l'interrogante chiede se il ministro ritenga intervenire per una rapida soluzione del caso in esame, al fine di tranquilizzare la popolazione mediante l'assegnazione di un medico professionalmente stimato e in grado quindi di assicurare una efficace assistenza sanitaria in quel comune. (20276)

 

Risposta

La situazione nel comune di Santo Stefano d'aveto per quel che riguarda il posto di medico condotto è ben diversa da quella rappresentata dall'interrogante.
Infatti è proprio l'ex medico interino della predetta località, dottor Eugenio Beer, che dichiarato vincitore in data 26 maggio 1961 del concorso a 12 posti di medico condotto per la sede di Santo Stefano d'Aveto, è stato illegittimamente non nominato da quel consiglio comunale con deliberazione del 10 settembre 1961.
Tale deliberazione per altro è stata annullata dalla prefettura di Genova in sede di controllo, perchè viziata di eccesso di potere, con decreto del 4 ottobre 1961 num. 67291. Pertanto, il "caso" non ha ragione di esistere, esso dovrà rientrare, quanto prima, nell'ambito della legalità con la nomina da parte del consiglio di Santo Stefano d'Aveto del dottor Beer al posto di medico condotto, che gli compete, perchè vincitore di regolare concorso.

Il Ministro: Giardina

 

 

 

Trovate queste interrogazioni, ho fatto mia la domanda che si pose don Camillo in un suo celebre film: "Cosa accade al mio paesello, perchè Roma se ne occupi?" e ho contattato gli appositi uffici della Camera dei Deputati per verificare se era possibile avere il testo di tutte le interrogazioni inerenti la Val d'Aveto.
Grazie alla disponibilità di due ottimi funzionari, il dott. Dallari e la dott.ssa Mazzariol, mi sono stati inoltrati i testi di una decina di interrogazioni, riconducibili (alcune solo parzialmente) ai comuni di Rezzoaglio e Santo Stefano d'Aveto.
Le medesime coprono un segmento temporale che va dal 1982 al 2002. Per la loro "contemporaneità" e per i loro contenuti, ritengo la loro pubblicazione non compatibile con le tematiche di questo sito. Mentre una ricerca delle interrogazioni, comprese tra la I e la VII legislatura, è, per il momento, solo eseguibile attraverso la consultazione di supporti cartacei. Quindi molto impegnativa.

Rimangono quindi queste undici, che seppur accomunate da molteplici fattori, presentano comunque, un evidente elemento differenziante.
Quelle presentate dall'attivissimo onorevole Spadazzi  link esterno (il numero totale delle sue interrogazioni è impressionante) sono più "tecniche", mentre quelle dell'onorevole Covelli  link esterno sono decisamente più "politiche".
E proprio per questa particolarità, sarebbe interessante sapere da dove attingesse le informazioni sui nostri paesi, l'onorevole avellinese.
Ma sperando di non urtare la suscettibilità di nessuno, mi permetto di avanzare qualche dubbio sulla loro obiettività, considerato che a conclusione della nona interrogazione, afferma che Santo Stefano nel 1960, era stato privato dell'unico locale accogliente...

 


 

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Pagina pubblicata il 24 febbraio 2008 (ultima modifica: 09.03.2008), letta 3529 volte
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