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L'energia idroelettrica nel bacino Trebbia-Aveto

a cura di Andrea Agogliati, presidente dell'ASC - Associazione per lo sviluppo compatibile delle alte valli piacentine

È indispensabile introdurre l'argomento facendo la storia dei progetti effettuati per ricavare energia idroelettrica, ma soprattutto per avere acqua per irrigazione, inoltre, è necessario premettere alcuni assiomi al fine di sfatare errate convinzioni dovute a mancate conoscenze della problematica.
È indispensabile sfatare la convinzione creata dai media, che le dighe sono pericolose e anti-ecologiche, Vajont non docet.
"L'acqua bisogna immagazzinarla quando vi è sovrabbondanza ed utilizzarla quando necessita".
La Trebbia nei periodi primaverili, ha portate in grado di riempire decine di grosse dighe, in un sol giorno. Acqua che finisce senza alcun effetto in Po: mediamente, in 24 ore di piena, il fiume trasporta dai 70 ai 100 milioni di metri cubi di acqua.
L'acqua è indispensabile per scopi irrigui, idro-potabili, per rimpinguare la falda freatica, per il deflusso minimo vitale ed è energia da fonte rinnovabile.

 

La storia

Le Amministrazioni di Genova e Piacenza nel 1925 costituiscono il CONSORZIO LIGURE PIACENTINO AVETO-TREBBIA, al fine di dirimere le diatribe di inizio secolo, sull'uso delle acque del bacino, nello stesso anno il decreto ministeriale disciplina le modalità della loro utilizzazione.
Il disciplinare prevede la realizzazione di 6 laghi artificiali per poter invasare più di 200 milioni di metri cubi di acqua, tre sull'Aveto (Cabanne, Boschi-Alpepiana, Confiente) e tre sul Trebbia (Ottone, San Salvatore, Barberino).
Il Consorzio per la realizzazione delle opere e per il necessario finanziamento stipula un contratto con la società TERNI che si impegna a realizzare tutti gli impianti ed il loro utilizzo per scopi idroelettrici, mentre il Consorzio è responsabile per le sole opere a scopo potabile ed irriguo.
Genova può derivare acqua dal Brugneto e dall'Aveto, dopo che siano state soddisfatte le esigenze irrigue piacentine.
Alla Terni subentra la controllata SIDROLIP, che anche per difetti di progettazione, fallisce nel 1930, lasciando a San Salvatore le opere incompiute. Contemporaneamente la CIELI, del gruppo EDISON, subentrata alla Terni nella parte a monte, realizza il serbatoio di Boschi, che con una galleria porta, ancor ora dopo 80 anni, l'acqua alla centrale di Salsominore, che viene messa in esercizio nello stesso anno, il 1930.
La CIELI, nel 1941 si impegna, inoltre, a realizzare a sue spese l'impianto di Cabanne e di Alpepiana dai quali far defluire nel periodo estivo 34 milioni di metri cubi a favore delle utenze piacentine, mentre la maggior parte del deflusso sarebbe avvenuto verso la Liguria per usi potabili.
Dal 1945 il Consorzio procede a far eseguire la progettazione di massima dell'impianto di Confiente, questo prevede una variante rispetto all'originario progetto del 1925, vi saranno infatti, due invasi, uno sull'Aveto ed uno sul Trebbia, collegati tra loro da una galleria, per complessivi 52 milioni di mc.
Si procede tra contenziosi e progetti esecutivi per giungere all'approvazione degli impianti di Confiente da parte del Consiglio Superiore del Lavori Pubblici nel 1959.
In concomitanza la CIELI, nonostante siano cambiate le condizioni al contorno: socioeconomiche (incremento del costo della mano d'opera e norme di sicurezza), tecnologiche (energia termoelettrica più conveniente per il basso prezzo del petrolio, mancanza di norme antinquinamento) e finanziarie (minori capitali necessari, ritorno dell'investimento più rapido), si impegna a dare un proprio contributo alla realizzazione delle due dighe di Confiente, in cambio di un ridimensionamento del progetto di Cabanne e di Alpepiana.
Gli impianti idroelettrici, negli anni di vacche grasse con il petrolio a buon mercato, non hanno più un ritorno dell'investimento competitivo.
Gli impianti vengono ridimensionati, a 40 milioni di mc, dai 109 previsti per quello di Cabanne, e viene abbandonato quello di Alpepiana, in quanto non più necessari i 34 milioni di mc/anno di deflusso verso il piacentino. Si devono in compenso, costruire i due invasi di Confiente.
Nel 1959 si compone il contenzioso tra Consorzio e Comune di Genova e lo stesso è autorizzato a costruire l'invaso del Brugneto di circa 24 milioni di mc, anche per usi idroelettrici, ma in particolare, per uso potabile di Genova. Dall'invaso realizzato, devono essere fatti defluire nel periodo estivo, gratuitamente 5 milioni di mc/anno per i primi 5 anni e 2,6 milioni di mc/anno a pagamento per gli anni successivi, per le esigenze irrigue del piacentino.
Con la nazionalizzazione dell'energia elettrica, l'ENEL nel 1965 viene autorizzata con decreto a partecipare al Consorzio Aveto-Trebbia per la parte attinente alla produzione di energia elettrica, mentre vengono riconosciute le priorità di utilizzazione dell'acqua per scopi potabili ed irrigui.
Si arriva agli anni 70, quando sembra essere prossima la realizzazione delle due dighe dell'impianto di Confiente.
Interviene allora una esigua protesta, fatta con una manifestazione composta per la maggior parte da gente venuta dalla valle del Tidone e dell'Arda che aveva paura di perdere quel poco turismo sorto intorno alle loro due dighe, da canoisti che avevano paura di perdere la possibilità della discesa, da qualche pescatore che non aveva capito che nei grandi laghi si salva e prolifera il pesce, da qualche pseudo-ecologista che non aveva capito che l'invaso ha capacità di depurazione, sedimentazione e regolatrice del deflusso e da pochissimi residenti bellamente strumentalizzati dai "forestieri".
La protesta fu fatta propria dalle forze politiche, che di fatto bloccano ogni iniziativa e l'attività del Consorzio, che viene soppresso nel 1970.

 

Gli impianti idroelettrici in Emilia

In pratica, come si è potuto intuire leggendo il capitolo precedente, quasi tutti gli impianti, progettati o realizzati sono posizionati nel bacino del Trebbia ed in particolare sul suo principale affluente l'Aveto.
Una considerazione a parte, per dimensioni, tipologia e localizzazione, merita l'impianto di Isola Serafini che dovrà essere trattato a parte.

Boschi-Salsominore

Viene messo in funzione dalla Soc. CIELI, del gruppo Edison, nel 1930, nazionalizzato nel 1962, passa all'ENEL, tuttora proprietaria dell'impianto.
È composto da una diga di modeste capacità, circa 800 mila mc di invaso, sul torrente Aveto.
In pratica avrebbe dovuto solo costituire la presa di derivazione del più grande invaso appena a monte, quello di Alpepiana, di previsti 30 milioni di mc.
Proprio a questo scopo era già stato predisposto un troncone di galleria , parallela a quella realizzata per lo stesso impianto di Boschi-Salsominore e costruito la centrale con la possibilità di raddoppio.
Dall'invaso si diparte una galleria del diametro di 2 m e lunga 6 Km circa, che porta l'acqua alla condotta forzata, che con un salto di 220 m fa girare le due turbine, sostituite e potenziate nei primi anni 90.
Una turbina è di tipo Francis ed una di tipo Pelton per una potenza complessiva 18.500 KVA.
La centrale è tutta automatizzata e viene gestita centralmente, tramite telecomando, solo la diga necessita di guardiania costante.
L'energia prodotta annualmente è di circa 60 milioni di KWh/anno, che viene immessa nella rete nazionale ad alta tensione di 130.000 V ed in parte più modesta nella rete a media tensione locale . Originariamente era limitata all'alimentazione di Genova, nel periodo ante guerra serviva praticamente mezza città, ora è sufficiente ad alimentare circa 20.000 famiglie, cioè quasi metà Piacenza.
Per i numerosi non competenti bisogna precisare che, sì l'energia va in gran parte verso Genova, ma l'acqua defluisce verso Piacenza, in particolare, il disciplinare prevede che da Giugno a Settembre tanta acqua entra nell'invaso, tanta ne deve uscire, per irrigazione e per avere un minimo vitale a valle di Rivergaro.

Losso-Borecca

Costruito dalla SEEE negli ultimi anni 20, viene nazionalizzato nel 1962 ed è tuttora di proprietà ENEL.
Prevedeva un piccolissimo invaso di 60.000 mc, sul torrente Borecca, sotto l'abitato di Zerba.
Il torrente Borecca è un affluente di sinistra del Trebbia nei pressi di Losso, in comune di Ottone. Attualmente, in seguito alle piogge torrenziali, è tutto interrato e lo sbarramento serve solo da derivazione.
Una galleria di 1000 m porta l'acqua alla condotta forzata che con un salto di 110 m produce energia elettrica tramite due turbine Francis per una potenza complessiva di 3.000 KVA. È tutto automatizzato e viene telecomandato, solo la diga ha una sorveglianza continua.
Produce circa 5 milioni di KWh all'anno e l'energia viene immessa nella rete a media tensione locale a 15.000 V.

Losso-Trebbia

Costruito dalla SEEE nel 1930 circa, viene abbandonato dall'Enel dopo la nazionalizzazione nel 1962.
Viene acquistato e ripristinato a fine anni 80 dalla Soc. MANIFATTURA DEL TURCHINO, con la ricostruzione della presa di derivazione che sbarra il solo alveo attivo del Trebbia sotto l'abitato di Losso.
Una corta galleria che oltrepassa un costone roccioso, porta l'acqua alla vasca di carico che con una prevalenza di circa 10 m alimenta due turbine Kaplan, con una potenza complessiva di circa 1.600 KVA.
L'acqua viene restituita al Trebbia subito a valle e l'energia annualmente prodotta pari a 8,5 milioni di KWh circa, viene immessa nella rete locale a media tensione a 15.000 V.

Lisore-Ruffinati

A fine anni 80, un privato è riuscito realizzare un microimpianto ad acqua fluente derivata dal torrente Lisore ed immessa alla centralina di Ruffinati..
Con un salto di circa 150 m, viene alimentata una turbina Pelton che ha una potenza di 50 KVA. L'energia prodotta, 200.000 KWh, viene immessa nella rete a bassa tensione a 380 V.

 

Impianti idroelettrici in Liguria

Brugneto

Dall'invaso sul torrente Brugneto, essendo questo posizionato ad alta quota e la restituzione per usi potabili a livello del mare, il notevole salto viene utilizzato per la produzione di energia elettrica.

Loco

Dal torrente che scende da Fontanigorda, viene derivata l'acqua che alimenta il medio-piccolo impianto di Loco che produce energia idroelettrica per circa 5 milioni di KW/h, immessa in media tensione.

Moline

Con un modesto sbarramento sul torrente Aveto in località Masapello, viene derivata acqua fluente che con una condotta forzata alimenta una turbina di 3000 KVA di potenza. L'energia prodotta, circa 6 milioni di KW/h anno, viene immessa nella rete a media tensione.

Rezzoaglio

Negli anni 90 è stato riattivato da società privata l'impianto abbandonato dall'Enel di Rezzoaglio.
Con variazione della presa che è stata portata ad una quota superiore sul torrente omonimo ed inoltre, è stato captato un altro torrente, è stata istallata una turbina Francis che originariamente aveva una potenza di 1000 KVA. Attualmente turbina e alternatore sono stati sostituiti e potenziati. L'energia è immessa nella rete a media tensione.

Santo Stefano d'Aveto

Negli anni 90 è stato riattivato da società privata l'impianto abbandonato dall'Enel di Santo Stefano con la derivazione del torrente Re di Mulini, a valle del paese, è stata istallata una turbina Pelton di 2000 KVA di potenza alla confluenza con il torrente Aveto, con un notevole salto. L'energia è immessa nella rete a media tensione.

 

Impianti incompiuti in provincia di Piacenza

Ottone

Negli anni 20 vengono iniziate, a Rocca Corvi a monte del paese di Ottone, le fondazioni di una piccola diga e la galleria di derivazione delle acque che dovevano giungere con una condotta forzata ad una seconda centrale da realizzarsi a Ruffinati.

San Salvatore

Negli anni 20 vengono eseguite le fondazioni della diga, le gallerie di scarico e quella di alimentazione di due centrali che dovevano operare in cascata.

 

Microimpianti abbandonati in provincia di Piacenza

Con la nazionalizzazione, l'Enel ha abbandonato tutti i micro-impianti, per lo più a corrente continua, che negli anni 20 furono realizzati sui torrenti secondari per l'alimentazione di energia elettrica dei villaggi.
Di seguito un elenco non esaustivo, dei paesi e del relativo torrente derivato:

Ottone-Trebbia;
Suzzi- Suzzi;
Bogli-Bogli;
Pei-Pei;
Zeba- Borecca;
Cerignale-Cerignale;
Bobbio- Arelli;
Torrio-Torrio;
Boschi-Remorano;
Ascona-Remorano;
Orezzoli-Orezzoli;
Coli-Curiasca.

 

Proposte

Da un rapido conto, se vogliamo soddisfare le esigenze irrigue, potabili, della falda freatica e soprattutto se vogliamo avere un Deflusso Minimo Vitale del Trebbia a valle di Rivergaro di almeno 2 mc/sec nei 90 giorni estivi, occorre un deflusso complessivo a monte delle derivazioni di circa 10-12 mc/sec., pari ad una quantità di circa 70-90.000.000 di mc di acqua da invasare nei periodi di piena.
Le proposte che seguono non sono per nulla sufficienti a colmare il gap tra domanda ed offerta del piacentino, ma potrebbero aiutare a superare le prime necessità e sono dettate da uno spirito di salvaguardia dell'ecosistema e da un buon senso contadino.
ome già detto sarebbe da portare a compimento la diga di San Salvatore di Bobbio che potrebbe invasare circa 8 milioni di mc, circa il 10% delle necessità, e questa con una modesta centralina all'interno della sua base stessa, potrebbe produrre circa 15 milioni di KWh all'anno.
Realizzare il cosiddetto invaso di Alpepiana sull'Aveto, appena oltre il confine con Genova, per il quale era previsto più che di raddoppiare la centrale di Salsominore ed era già stato realizzato un pezzo di galleria.
Questo impianto, per essere conservativi, potrebbe invasare circa 15 milioni di mc di acqua, il 20% delle necessità piacentine e produrre almeno circa 130 milioni di KWh all'anno.
Eseguire un serio invaso in località Losso, dove già ora esiste una modesta derivazione sul Trebbia che alimenta la centralina eseguita negli anni 30 appena a valle dello stesso. Questo potrebbe invasare circa 8-10 milioni di mc, circa il 10 % delle necessità e produrre 25 milioni di KWh all'anno.
Se tiriamo le somme avremo a disposizione circa 30-35 milioni di mc di acqua all'anno, pari a circa il 40-45 % delle necessità della pianura, popolosa e con campi assetati e si potrebbe produrre almeno circa 250-300 milioni di KWh di energia da Fonte Rinnovabile, pari alle necessità di circa -90-100.000 famiglie.

 


 

Commenti all'articolo inviati dai lettori

Gigi Besostri
22.10.2008 14.40
Premettendo che non possiedo specifiche competenze sull'argomento, la relazione del dott. Agogliati sulla energia idroelettrica nelle valli dell'Aveto e del Trebbia mi sembra molto saggia: le fonti rinnovabili sono il passato, il presente e più che mai il futuro dell'energia.
Non posso fare a meno di rilevare il contrasto tra questa proposta di sviluppo e la progettata realizzazione dell'inceneritore di Rezzoaglio, che in un'ottica di medio/lungo termine si rivelerà controproducente al massimo livello: si raddoppieranno i fondi a disposizione del Comune, ma a quale prezzo?
Inceneritori e discariche sono un male necessario (vedi situazione di Napoli e della Campania), ma a questo punto chiedo ai sostenitori del progetto: questa necessità esiste effettivamente?
A cosa serve avere una strada nuova se questa poi sarà intasata da camion stracolmi di rifiuti?
Divenire il ricettacolo dei rifiuti del Tigullio (con tutto quello che comporta) vale 800 mila euro all'anno?
Il mondo in cui viviamo non è in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli: questo spesso ce lo dimentichiamo, salvo poi ritrovarci come l'uomo che taglia il ramo su cui è seduto.

 


 

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Pagina pubblicata il 15 settembre 2008 (ultima modifica: 22.10.2008), letta 9254 volte
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