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Recensione al libro 'Memoria verde - Nuovi spazi per la geografia'

di Sandro Sbarbaro

 

L'autore

Conobbi Roberta Cevasco nell'anno 2000 a Rezzoaglio. Mi fu presentata dall'amico Roberto Berneri, in occasione della Festa dell'Agricoltura organizzata in Piazza San Terenziano dalla Pro Loco di Rezzoaglio.
Roberta era allora un peperino dai capelli corvini, dagli occhi celesti iperscrutanti e una vocina cinguettante. Un civettuolo mandillo azzurro dai motivi chachemire le fasciava il collo ingentilendo la sua esile figura. Lo zainetto portato con neocuranza sulle spalle la classificava come una "turista dell'ignoto" un poco dandy.
Ci sedemmo vicino a tavola e, come spesso accade tra chi ama le terre alte, subito "contrabandammo cultura". Le sue esclamazioni nell'apprezzare il cibo locale e il vino la rendevano simpatica a me, cittadino con genesi contadina, figurarsi ai valligiani che aveva intervistato a quell'epoca fra Alpicella e Casoni d'Amborzasco.
Il suo obiettivo era conoscere come si produceva il formaggio San Stè e i segreti dell'agricoltura avetana del passato. Io le interessavo perché avevo già qualche esperienza nel campo della ricerca sul territorio della Val d'Aveto.
È ovvio che chi proviene dall'università cerca di far "cantare" chi ha conoscenze onde evitare di spendere tempo e denaro. In genere, infatti, in Italia le borse di studio messe a disposizione del dottorando sono veramente un'insulto alla seria ricerca sul campo.
A parte alcune furbizie e strategie, usate peraltro da tutti gli studenti o dottorandi che hanno a che fare con problemi di budget, si capiva che Roberta amava davvero l'Appennino, forse perché pur essendo nata a Recco aveva avuto antenati fra i Cevasco di Bargagli. Risulta, infatti, che nel 1400 circa una diecina di "formaggiari" operanti in Genova provenissero dalla zona di Bargagli e dintorni. Quindi l'interessarsi della produzione casearia per Roberta era, in modo inconscio, un ritorno al passato.
Chi fa questo mestiere, quello della ricerca, deve per forza avere un filo che lo lega a chi non è più, altrimenti non si capirebbe tutta una serie di fortunate circostanze che lo pongono sulla pista giusta, mentre si trova purtroppo in una fase di impasse.
Roberta ha passato altresì parecchie estati in quel di Casanova di Rovegno in Val Trebbia, poco oltre è la Val d'Aveto, quindi il suo amore per i rusteghi dell'Appennnino è sincero.

Memoria verde - Nuovi spazi per la geografia

Il libro

Il lavoro di Roberta è un prodotto utile, il risultato di parecchi anni di ricerca.
Le sue idee sulla natura, sebbene per chi vive la campagna sembrano ovvie, sono come il canto di un poeta che illustra in pochi tratti ciò che forse si era percepito ma non si è in grado di esprimere.
È ovvio che chi contrabbanda l'amore per la natura come la negazione dei processi che hanno governato la natura si dovrà porre, leggendo il testo, alcune domande. Le idee, infatti, sono pericolose. Meglio governarle, a volte reperimerle, o addirittura negarle.
L'idea del verde come un sistema che deve autogovernarsi è il frutto di un teorema inventato da alcuni buontemponi che seduti a delle scrivanie improvvisamente si sono accorti di amare il verde.
Roberta cerca di farlo capire con una nutrita serie di documenti ed alcune interviste ai contadini che il verde lo vivono praticandolo tutti i giorni.
È ovvio che chi inventa un teorema, perché questo funzioni al meglio, deve preoccuparsi innanzitutto di evitare di creare delle falle che ne inficierebbero la bontà.
Così i cosiddetti verdi si sono amabilmente dimenticati della storia.
Roberta è geografa ma per essere un buon geografo occorre pur essere uno storico, così attraverso la storia e i documenti storici o le esperienze storiche illustra ai buontemponi negazionisti che la natura da sempre è stata governata dall'uomo.
Ora se ci troviamo ad un presunto punto di non ritorno, ciò non è dovuto come sostengono alcune cassandre al fatto che l'uomo si è preoccupato troppo di governare la natura, bensì al suo contrario.
Il "governo utile" ha permesso di creare un complesso sistema di controllo della natura che ha prodotto civiltà. Civiltà significa saperi e conoscenze che vengono a creare un patrimonio comune che tramandato ai posteri dà loro modo di progredire.
I contadini ciò lo sanno da sempre, il loro sapere è stato svilito da torme di negazionisti che li hanno derisi e giudicati incapaci di far parte del consesso civile. Così ecco una serie di divieti posti in casa loro da alcuni amanti della natura che nulla sanno di natura.
Un esempio semplice di cattiva gestione delle acque è il divieto di intervenire sulle Moglie o sulle cosiddette zone umide, così i laghetti utilizzati un tempo per abbeverare il bestiame o anche per scopi irrigui si impantanano e si perde un pezzo di storia, o meglio di natura.
Così anche grazie alla crisi dell'agricoltura e all'incapacità di trattenere per via dei troppi divieti i pochi contadini rimasti sul territorio dell'Appennino i beudi che irregimentavano le acque abbandonati a se stessi si interrano, i boschi cedui lasciati al loro destino avanzano verso le case chiudendo sempre più la civiltà in una foresta impenetrabile.
Si può obiettare che storicamente i divieti ai contadini esitono da sempre. I divieti esistevano già in epoca feudale. Più tardi, fra il Sei e il Settecento, la figura del camparo è citata in molti atti notarili.
Si arriva dunque ai divieti imposti grazie alle guardie forestali dello stato sabaudo.
Nel libro Roberta Cevasco ne espone alcuni.
Ma quel modo di garantire il patrimonio verde, ora grazie e sopratutto alla mancanza endemica di braccia per l'agricoltura e ai divieti imposti dai cosiddetti amanti del verde sta sparendo.
Ora si vieta di irregimentare la natura al solo scopo di creare l'Eden verde.
Ricordiamo che l'Eden è un luogo che viene citato dalla Bibbia come "giardino", quindi si suppone che fosse "lavorato".
La salvaguardia della natura va di pari passo con la salvaguardia dell'uomo che ci vive. Impedire all'uomo di governare la campagna e la natura, o meglio non facilitarne il governo con mezzi opportuni, è il sistema più sicuro per creare il dissesto idrogeologico.
Nel libro di Roberta Cevasco troverete la storia del governo della natura nei secoli da parte dell'uomo e altre storie, oltre alcune idee interessanti.
Leggete ed imparate. La storia è maestra di vita e chi fa ricerca storica lo sa.

 


 

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Pagina pubblicata il 28 ottobre 2008 (ultima modifica: 03.11.2008), letta 3865 volte
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