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Ballata su Nicolino Cella bandito di Cabanna (d'Aveto)

di Sandro Sbarbaro

Questa è la lacrimevol historia
del bandito Nicolino Cella di Cabanne.
Che torturato vien nel Castello di G.B. Doria
legato... e al ciel "alciatus" d'alcune spanne.
E prende a raccontar di "archibbuggiate" et "arrobamenti"
di stupri, porte "ingombate" e molestie alle genti.
Il bandito, ben si sa, non agiva solo
con lui altri compagni di Priosa, Cabanna e Parasolo.
Ma v'eran pure banditi di Fontanabona
di Val di Trebbia e Sturla ad insidiar la "Corona".
"Corona", o scettro, della potente Repubblica Genovese
che per fermarli stendea più "bandi" al mese.
Ma le "grida", lette in Pianezza dal banditore,
lasciavan indifferenti i banditi e avvertito il traditore.
Che s'aggirava fra i mercati di Cabanna e Molione
fra Cerignale e Borzonasca a carpir l'informazione.
A catturar il bandito correan squadre di soldati "Corsi"
su e giù per le montagne, buone sol per gli orsi.
Poiché rubavan come e quanto i banditi
dalle popolazioni eran "malediti"
E s'era formato nelle genti delle "parentelle"
un'odio sia contro i birri che le fazioni non "sorelle"
Così il "bandito" a causa di "homecidio" di un rivale
dai parenti veniva nascosto in qualche cascinale.
Poi quando la giustizia facea capolino alla "Ventarola"
lui già fuggiva alla macchia avvertito dal passa parola.
E quando tutto poi s'era calmato...
tornava su le strade ai Passi che venivan da genovesato.
Da Nervi, Recco e Rapallo ver Fontanabuona
ricchi mercanti portavan merci caricate a soma.
E ai valichi posti lungo l'arco Appennino
razziavan, i banditi, i mulattieri da e per il Piacentino.
E, spesso, rubavan "povere cose" per disperazione
a chi s'era messo in strada per giunger a destinazione.
Come la volta che ad un "massacano"
rubaron: scarpe, "coltelo" ed il pastrano.
A volte, dice il Nicolino Cella "interrogatus" e alla tortura
sfondavan porte ai tessitori della Val di Sturla.
Rubavan sete e velluti tagliandole dai telai
rivendendole a Ceriganle o Verzi per non passare guai.
Cabanne d'Aveto si sa era fiorente mercato
di robe di provenienza dubbia, e del "rubato".
Ma la "furbizia" del Nicolino "Avetan confesso"
sta nel dir non dire tra i tormenti del processo.
Egli per non tradire G.B. Doria, di Santo Stefano padrone,
è disposto a farsi ammazzar sotto confessione.
Poiché verso "costui" ha un debito di riconoscenza
gli ha dato il "Salvacondutto" che lo dispensa.
Così Nicolino della Cella, se pur "bandito" nel genovese,
può girar entro il "Giesciale di Cabanna", salvo sorprese.
Ma... per aver minacciato "Luchettone" Cella di bastonate
il Nicolino, diffidato in "Corte", si da alla macchia in estate.
E prende a frequentar altri "banditi"
e catturato, alfin, in S. Stefano urla i suoi "deliti".


Il Contahistorie Sandro Sbarbaro.

 


 

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Pagina pubblicata il 20 agosto 2004, letta 5451 volte dal 23 gennaio 2006

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