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La fine del Crovo a Rezzoaglio nell'anno 1543

di Sandro Sbarbaro

Dice l'insigne storico Giuseppe Pessagno nel suo "Bande di Val di Sturla" che il famoso bandito di Borgonuovo, Vincenzo Zenoglio detto il Crovo, dopo aver atterrito per anni l'entroterra chiavarese (in seguito all'attacco perpetuato, nella zona di Pietracalice in Centrocroci, ai danni della retroguardia del Duca di Firenze che si recava a Genova con la corte) venne assassinato a Rezzoaglio dai sicari di Gian Luigi Fieschi Signore di Santo Stefano d'Aveto.
L'uccisione del Crovo avvenne (secondo G. Fontana nel suo libro "Rezzoaglio e Val d'Aveto. Cenni storici ed episodi") presso la cosiddetta casa del Posà (antica dogana di Rezzoaglio) detta anche la casa dei Galli in virtù del fatto che i Signori che l'abitavano esigevano lo Jus Primae noctis dalle contadine, spose novelle, a loro sottoposte.
Il Crovo , che altre volte aveva goduto della protezione dei Fieschi (altrimenti non si spiegherebbe il suo andarsene indisturbato fra Chiavari, Sturla, Aveto e Taro a compiere misfatti; occorre non dimenticare la sua connivenza con i Ravaschieri, altro ramo della casata Fiesca), venne così sacrificato in nome della ragion di Stato .
Nell'anno 1543 il giovinetto Gian Luigi Fieschi non poteva permettersi di mettersi contro la Repubblica di Genova, che reclamava la riparazione del torto subito, onde non compromettere la sua alleanza con Firenze ovvero, cosa più importante, con i banchieri fiorentini.
Nella notte tra il 15 e il 16 di agosto partì da Santo Stefano d'Aveto una spedizione punitiva composta da 16 banditi dalla Repubblica Genovese che, in cambio della rimessa dal bando, si impegnò a scannare il Crovo e la sua banda che se stavan a gozzovigliare a Rezzoaglio.
Il combattimento fu cruento ma, alla fine, i sicari ebbero ragione degli sventurati banditi: il 'Crovo', il 'Bozono', il 'Calcagno', il "'Massacano', lo 'Stanga' ed il 'Tonso' di Brignora.
Presso la casa del Posà vi è un luogo ancor oggi detto la guerra forse per ricordare tale triste evento.

Pressappoco in quell'epoca, ovvero sul finire del 1541 (come cita Giuseppe Pessagno in "Bande di Val di Sturla"), un certo Capitano Sebastiano Lercaro distrusse parecchie Caminate , case fortificate assai simili a quella dei Galli di Rezzoaglio (come asserisce G. Fontana): una a Borgonuovo, una a Borzonasca, una a Levaggi in Val di Sturla ed infine un'ultima a Rezzoaglio in Val d'Aveto appartenente ad Alessandro, bandito e ribelle.
Nell'anno 1547 (come citan Mario e Luciano Traxino ne "La congiura del Conte Gian Luigi Fiesco") ritroviamo Sebastiano Lercaro, Capitano della Repubblica Genovese, a Genova nella cerchia dei fedelissimi di Giannettino Doria e quindi protagonista nella presa del Castello di Montoggio alla testa dei suoi soldati: è giocoforza pensare che il suo odio verso i Fieschi venisse da lontano, da quel suo combattere le fazioni nemiche che, bandite, si rifugiavano fra le montagne poste tra l'Aveto, il Trebbia ed il Taro.

 


 

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Pagina pubblicata il 10 agosto 2004, letta 5008 volte dal 23 gennaio 2006
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