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L'antica riserva di pesca a Cabanne

di Sandro Sbarbaro
elaborazione da una breve intervista a Marino Cella di Cabanne
fotografia gentilmente concessa da Maria Badaracco di Cabanne

Almeno fino al 1918 i valligiani esercitarono la pesca in Val d'Aveto in maniera completamente libera. Le leggi che regolamentavano la pesca emesse dallo Stato Sabaudo, e cioè

  • la Legge sulla pesca del 4 marzo 1877, n° 3706 1,
  • il Regio Decreto del 22 novembre 1914, n° 1486 2,

venivano, di fatto, bellamente ignorate.
(Ricordo che già nel periodo feudale venivano imposti alcuni divieti di pesca: lo si evince dagli Statuti di Gian Andrea Doria della seconda metà del XVIII secolo 3).

Secondo Marino Cella di Cabanne pare che dal 1918 il Comune di Rezzoaglio, staccatosi il 28 aprile dello stesso anno da Santo Stefano d'Aveto 4, cedette i diritti di pesca su un buon tratto dell'Aveto nei dintorni di Cabanne ad un pool di facoltosi industriali genovesi.
Fra costoro spiccavano i Costa, i Sutter ed i Cerruti.
Quel tratto di fiume Aveto divenne così la "Riserva di pesca di Cabanne".

Su quel tratto i proprietari della riserva esercitarono i propri diritti in base alla convenzione stipulata col Comune di Rezzoaglio, imponendo il divieto di pesca ai valligiani.
Questi ultimi, come già era successo al tempo dei feudatari, continuarono a praticare la pesca di frodo grazie anche alla benevolenza dei guardia-pesca che tacitamente approvavano il prelievo ad usum familiae.
I guardia-pesca che si ricordano erano:

  • Badaracco Alessandro, detto "u Mattu" di Cabanne,
  • Cella Domenico detto "Bacciun" di Farfanosa,
  • Giuseppe Badaracco detto "u Gaia" di Cabanne.

Gli ultimi due, oltre ad essere appassionati di pesca, praticavano anche la caccia 5.

Oltre ai proprietari, la pesca all'interno della riserva veniva formalmente consentita a poche persone: al segretario comunale, al messo e a pochi altri personaggi locali influenti e graditi.

Si dice che i proprietari della riserva di Cabanne introdussero in Val d'Aveto la pesca a mosca. In breve tempo anche i guardia-pesca impararono a pescare con questa nuova tecnica. Fino ad allora i valligiani avevano pescato le trote fario con le mani oppure utilizzando rudimentali canne costruite recuperando il materiale nei canneti lungo il fiume Aveto.

Per recarsi a pescare nelle limpide acque dell'Aveto, i proprietari della riserva usavano farsi accompagnare dai guardia-pesca e da ragazzini del luogo, questi ultimi utilizzati per trasportare l'attrezzatura.
Fra costoro si ricorda Ivano Cella di Nando, che raggranellò, dati i tempi, una discreta fortuna in mance; Ivano Cella divenne inoltre un buon "moschista".

Il signor Marino Cella rammenta che, alle prime luci della vigilia di Natale, suo padre andava sempre in riserva a Cabanne a pescare una o due trote. Infatti Giorgio Cella, detto "Zorzu", secondo la tradizione durante la vigilia di Natale si asteneva dal cibo a partire dal mattino e fino all'imbrunire. Quando poi la luce del pomeriggio iniziava a diradarsi, finalmente si portava in cucina ed assaporava le lasagne con il sugo di funghi seguite dal piatto "di magro", le trote pescate di frodo al mattino.

La Riserva di Cabanne smise di esistere verso la metà degli anni cinquanta.
In seguito, intorno agli anni sessanta, la gestione del comprensorio passò alla FIPS: questa gestione continuò per circa vent'anni.

 


 

Note

[1] Cfr. www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1877/lexs_10564.html  link esterno , Legge sulla pesca 4 marzo 1877 n° 3706, Archivi del sistema ItalgiureWeb del CED della Corte di Cassazione
[2] Cfr. www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/1914/lexs_39460.html  link esterno , Regio decreto 22 novembre 1914 n° 1486, Archivi del sistema ItalgiureWeb del CED della Corte di Cassazione
[3] Cfr. Leggi sulla caccia e sulla pesca in Val d'Aveto al tempo dei Malaspina e di Giovanni Andrea III Doria
[4] Cfr. La nascita del Comune di Rezzoaglio
[5] Badaracco Giuseppe detto "Gàia" e Cella Domenico detto "Bacciun" dopo una battuta di caccia, nella loro divisa da guardia-pesca (fotografia gentilmente concessa da Maria Badaracco di Cabanne).
Da sinistra: Badaracco Giuseppe detto "Gàia", Cella Domenico detto "Bacciun", Pastorini Serafino, Cella Silvio.

Badaracco Giuseppe, Cella Domenico, Pastorini Serafino, Cella Silvio

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Pagina pubblicata il 14 aprile 2008, letta 7127 volte
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