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Nesto e il petto di mulo sulla cravatta

da un racconto di Paolo Biggio raccolto da Simona Ferretti

Un tempo la domenica, giorno consacrato al Signore secondo i dettami della chiesa, era considerata dai contadini dell'alta Val d’Aveto un giorno di riposo a tutti gli effetti.
Ernesto Repetti, detto Nesto, del paese di Mandriole la rispettava puntualmente.
Dopo essersi preparato con cura, cambiato ed addirittura profumato (pratica non molto in voga fra i valligiani di allora), scendeva dal villaggio di Mandriole sino alla parrocchia di Priosa.
I più lo ricordano ancora intento a lucidasi le scarpe sporcatesi nel tragitto prima di entrare in paese.

Un dì, giunto a Priosa, incontrò un amico che lo condusse nella propria stalla per mostrargli il bestiame.
Il Raffelin di Priosa, autentico birbone, notò la scena e subito si fece venire un'idea... Approfittando del fatto che i due amici erano occupati, si posizionò presso il piccolo finestrino della stalla con un "petto" di mulo in mano e, concentratosi sulla cravatta di Nesto, lanciò lo stallo di carne verso il bersaglio.
Il "petto" di mulo planò dopo una strana traiettoria sulla cravatta di Nesto.
Nesto si diresse imprecando verso l'uscita della stalla. Appena in tempo per notare il Raffelin intento a svoltar l'angolo dell'edificio.
I paesani di Priosa videro Nesto che rincorreva il Raffelin inveendo al suo indirizzo, ma non capivano il motivo.
La corsa dei due proseguì verso l’abitato di Segaglia finché Nesto, sfinito, rallentò...
Un paesano che stava nei pressi chiese: Ma cose u t’à fattu?, Cosa ti ha fatto?
Al che il Nesto infuriato, mostrando al tizio la traccia sanguinolenta del "petto" di mulo sulla cravatta, rispose: Te chì! Cose u m’à fattu, Ecco! Cosa mi ha fatto.

 


 

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Pagina pubblicata il 6 gennaio 2009, letta 2853 volte
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