Le pietre hanno un'anima?

Antiche case contadine e salvaguardia del territorio

di Sandro Sbarbaro

Le pietre hanno un'anima?
A tutta prima sembrano immote...
Abbandonate a se stesse lungo i campi, i fossi, i letti di fiume, o lungo il mare, a volte sembrano più di impiccio che altro. Nei campi i contadini ne fanno mucchi per liberare la terra dall'ospite innopportuno, nei fossi creano ammassi senza un chiaro scopo, lungo il letto dei fiumi impacciano chi deve transitare e quelle lungo il mare danno noia a chi deve stendersi al sole.
A chi può interessare una pietra?
Chi si interresserà mai delle pietre?
Siano esse spaccate, levigate, rotte, ammonticchiate, scavate, forate, gettate, abbandonate, crollate, arse.
Nessuno pare più dare importanza alle pietre...

Nel secolo XX iniziò ed innarrestabile si avviò il loro declino...
Eppure, prima dell'avvento del cemento e dei laterizi, vi fu un tempo in cui le pietre erano tenute in massima considerazione.
Era il tempo in cui gli uomini avevano un'anima...
E le pietre che vivevano loro accanto avevano acquisito un poco di questa speciale "sensibilità".
Chi costruiva la sua casa la costruiva in pietra e legno, materiali che la natura forniva.
Certo occorreva sgrossare, sbozzare, o piallare i tronchi che facevano da intelaiatura per i tetti e i solai, o le tramezze. Altresì spaccare e sbozzare le pietre cavate, o in cave apposite, o rinvenute presso il letto dei fiumi, per dar loro forma ed addattarle alle varie esigenze costruttive, ma era un lavoro fatto con onestà.
La fatica era spesso ricompensata da costruzioni solide e senza tanti fronzoli che "traversavano il tempo" senza il timore di crollare per l'eccessiva rigidità della struttura, o di calcoli errati sulla capacità di rottura, tutte robe da ingegneri.
Bastava un capomastro che desse le direttive e la casa sorgeva in armonia con la natura e l'ambiente circostante.
La casa in "pietra a vista" era l'emblema della famiglia che l'andava ad abitare, con i "conci" disposti più o meno armoniosamente a seconda delle capacità del "mastro" che veniva assunto per la posa in opera ed altresì in rapporto alla tipologia delle pietre impiegate, il tutto dipendente dalle disponibilità economiche del capo famiglia.
Portali maestosi, archi a tutto sesto o a sesto ribassato, volte, balchi (balconate in legno), portici...
Tramite l'arte dei Mastri carpentieri e dei muratori veniva tramandata ai posteri l'immagine della famiglia che abitava la casa.
Chi disponeva di sostanze poteva permettersi di esibire il meglio nell'arte del "trattare la pietra", ma spesso anche chi aveva meno disponibilità, per l'abilità di certi capomastri, lasciava edifici di pregio e di una certa dignità sul territorio.
Queste case avevano una struttura che permetteva loro una buona elasticità... Il legno svolgeva egregiamente questo compito, le travi che sorreggevano i solai e le tramezze riuscivano ad ammortizzare certe torsioni o spinte dovute ad assestamento della muratura in pietra.
La casa "respirava"...
Infatti la malta, usata per legante fra pietra e pietra, sebbene presentasse un certo grado di impermeabilizzazione permetteva la "traspirazione", ossia fra muro interno e muro esterno non si creava condensa, anche perchè in genere fra i due muri veniva sistemato uno strato di terra, o altro materiale, che faceva da isolante.
Il nostro entroterra che per secoli ha "cristallizzato" questa tipologia costruttiva in una specie di imbalsamazione dell'esistente, a causa dell'isolamento in cui, sino almeno verso la metà degli anni 60, è vissuto, sarebbe, anche se oramai il tempo lavora inesorabilmente a sfavore, un laboratorio per la salvaguardia e il recupero di questo patrimonio.
Patrimonio che è di tutti, ma che tutti fanno finta di ignorare perchè è più comodo far crollare ciò che rimane delle vecchie mirabili strutture in pietra e se ancora non sono crollate "aiutarle un pochino" con l'ausilio delle ruspe.

Si dice che restaurare una casa in "pietra a vista" costi un patrimonio, anche se non è del tutto vero - almeno in certi casi - ...
Che il cemento da solidità ed è per sempre...
Che con i "blocchetti" si "tirano su" dei muri che è una meraviglia...
E via a decantare le meraviglie della scienza e della tecnica.
Poi ti accorgi che esiste una specie di "cancro" del cemento...
Che dopo alcuni lustri questo portento, così decantato, a certe quote e con il gelo si sbriciola e crea crepe...
Che il ferro impiegato per irrobustire le strutture in cemento armato subisce un processo di degrado...
Che il "troppo peso" di certi edifici in cemento, che hanno sostituito altri in pietra a vista impiantati sullo stesso perimetro, crea scivolamenti, o smottamenti del terreno.
Ma guai a dire certe cose...
Dove li trovi più dei "Mastri muratori" che sappiano costruire, o restaurare in pietra a vista?
E se si reperiscono? Suvvia, costano troppo...
Occorrerebbe creare delle scuole per addestrare nuovi artigiani, ma chi se la prende questa responsabilità?
Occorrerebbe dare dei contributi a chi restaura secondo certi crismi, ma chi ne ha voglia di far domande presso le amministrazioni, o gli enti responsabili?
Occorrerebbe che aumentasse la domanda di materiale da costruzione "nobile" (si intende legno e pietra), ma chi se la sente di andare contro corrente e scontentare certi "poteri"?
Così si continua a parlare di radici, di salvaguardia delle radici, si fanno libri, congressi, conferenze, insomma si parla...
Al contempo le vestigia del passato crollano, ripiegandosi su se stesse ad ogni dissesto idrogeologico.
Travi che sembrano braccia si levano verso il cielo in un ultimo tentativo disperato di cogliere un aiuto che...
Non giungerà mai...
E le pietre disseminate, o ammonticchiate, intorno "rendono l'anima".

 


 

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Pagina pubblicata il 20 agosto 2004, letta 5418 volte dal 23 gennaio 2006
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