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L'incredibile Gigi e la conca di Batìn

di Stanislao Magliulo
fotografie di Alberto Repetti

L'entroterra ligure e più precisamente l'alta Val Trebbia, è lo scenario di questa fantastica storia che mi appresto a raccontare.

Sono le 6.30 di mattina di una domenica d'ottobre e Gigi il poeta, con Sta (detto orso bruno) e Pas il segugio, stanno facendo gli ultimi controlli al loro equipaggiamento prima d'addentrarsi nel bosco.

Porcino (fotografia di Alberto Repetti)

Calzati gli stivali e la cerata antipioggia, armati di cestino e bastone s'incamminano tutti e tre sul sentiero che li porterà nella fitta boscaglia.
Comincia così, la ricerca dei preziosi e amati funghi.

Questo strano trio da anni percorre in lungo e in largo le vallate della Liguria, pronto a muoversi, in questo periodo, ogni qualvolta una "voce" rimbalzata chissà come e chissà da chi, arriva alle loro orecchie.
"Cominciano a nascere nei castagni" dice Sta, "un mio amico, ha saputo, che sul monte Penna ne trovano a carrettate" gli ribatte prontamente Gigi. Ogni informazione è sempre buona per iniziare una nuova avventura.
Gigi e Pas, oltre che appassionati cercatori di miceti, sono anche cacciatori di vecchia data, con caratteristiche ben diverse però (come si evince anche dai loro soprannomi). Non a caso Gigi è conosciuto come il poeta del bosco (spesso, quando partecipa alle battute di cinghiale anziché prestare attenzione al lavoro svolto dalla squadra, inevitabilmente finisce col distrarsi, curiosando tra le più disparate cose): "ma guarda questa pietra che strana forma ha, assomiglia ad una testa di cavallo! E quella foglia di faggio... che sfumature di colori, sembra la tavolozza di un pittore".
E così via, è un susseguirsi di scoperte che finiscono, puntualmente, con l'agevolare la fuga di tutta la selvaggina, che con fatica Pas ed il gruppo, avevano stanato.
"Ma è mai possibile che non ti sei accorto del fagiano che è passato a mezzo metro da te?" gli urla adirato Pas.


"Veramente, stavo osservando lo strano gioco di luci che filtra tra quei rami di castagno; guarda Pas, non sembra di vedere del fumo colorato nascere per incanto dal cielo?".
"Il fumo ce l'hai nel cervello!" gli risponde ancora più infuriato Pas, "persino i tuoi cani ti osservano smarriti, cominciano ad avere una crisi d'identità! Non sanno più, se sono cani da caccia o da salotto!. Finirai per passare alla storia come il primo cacciatore che ha portato i suoi cani da un'analista!".
Così, tra battute e chiassose mangiate in trattoria, le giornate passano allegramente per questi insoliti cacciatori.

Oggi, però, non sembra una giornata come le altre, i tre camminatori si muovono silenti nel bosco pronti a cogliere qualsiasi segnale che annunci una possibile buttata.
"Allora, ragazzi, facciamo la solita costa a salire, poi, arrivati sul crinale, percorriamo l'altro versante

Porcino (fotografia di Alberto Repetti)

a scendere, fino a tornare lentamente indietro. Dovessimo perderci di vista, come sicuramente accadrà, ci ritroveremo dalla macchina intorno a mezzogiorno".
Detto questo, Sta schizza tra gli alberi, subito seguito da Pas e Gigi che su linee di marcia diverse s'incamminano per la costa.
Iniziano così i primi avvistamenti.
"Che bello questo" urla orso bruno, "guarda che coppia di neri" gli fa eco il segugio; ogni tanto, si sentono anche le loro voci che si sgolano a richiamare Gigi che, come al solito, finisce col rimanere indietro ad osservare le acrobazie di una coccinella, piuttosto che uno strano fiore, perdendo, come sempre, il contatto con gli altri due del gruppo.
Stavolta però l'aveva fatta grossa!
Volendo vedere dove si infilava un grosso rospo, aveva seguito questi senza curarsi di prendere qualche punto di riferimento. Così, quando cercò di tornare sul sentiero, si trovò completamente circondato da alte felci che non gli permettevano di trovare una via d'uscita. L'affannosa ricerca di uscire da quella fitta vegetazione lo portò poco dopo a perdere completamente l'orientamento.
Provò a chiamare Pas e Sta, ma questi non risposero, sicuramente si trovavano su un'altra costa.
"Beh, sembra proprio ch'io mi sia perso" disse fra sé e sé.
"Non perdiamoci d'animo, ne sono uscito altre volte, l'importante è rimanere calmi!" pensò celando a sé stesso un velo di preoccupazione.
"Per prima cosa salirò su quell'albero di faggio, così potrò capire meglio dove mi trovo". Fece molta fatica ad arrampicarsi poiché le primavere per lui cominciavano ad essere tante, così come i chili di peso in eccesso.

"Finalmente su! Che faticaccia però!" disse mentre cercava di scrutare un varco.
"Accidenti! ma dove mi sono cacciato? Non vedo altro che fitta vegetazione!".
"Non preoccuparti, Gigi, l'uscita è più vicina di quello che pensi!" sussurrò all'improvviso una vocina.
"Ma chi ha parlato?" disse Gigi mentre cercava di scorgere da dove provenisse quella voce.
"Hey, sono quaggiù".
Gigi abbassò lo sguardo e......... "Che cosaaa?!? Una lepre?!?"
"Un leprotto! Un leprotto di nome Benny, per l'esattezza!" rispose l'animale.
"Un leprotto che parla e che conosce anche il mio nome? Io devo essere impazzito!".
"Niente affatto!" disse Benny sorridendo, mentre, nel frattempo, ai piedi dell'albero si radunavano anche Milly la volpe, Rocco il cinghiale e Juri il fagiano.
"Dai Gigi, scendi, non temere, vogliamo solo aiutarti" dissero in coro allo sbigottito cacciatore che rimaneva, senza parole, appollaiato sui rami dell'albero.
"Capiamo il tuo stupore", disse Rocco il cinghiale, "poiché anche noi abbiamo la nostra sensibilità; ed è proprio grazie ad essa che spesso salviamo la nostra vita, distinguendo gli animi buoni da quelli cattivi; e tu, più volte, facendo finta di non vederci, ci hai permesso di essere qui adesso, ed è per questo che vogliamo aiutarti".
"Hai capito questi furboni perché scorazzavano sempre dalle mie parti?" pensò sorridendo Gigi.
"Ascolta", disse Juri il fagiano "fra un po' noi spariremo e quando tu scenderai dall'albero, troverai lo stesso rospo che ti ha condotto qui, seguilo e ti porterà fuori dalla macchia indicandoti un nuovo sentiero che solo tu conoscerai; custodiscilo gelosamente, come il nostro incontro, e non te ne pentirai!".
Detto questo, gli animali s'allontanarono velocemente e Gigi, nel tentativo di salutarli, dimenticò di trovarsi su un albero, così, perdendo l'equilibrio, cadde buffamente per terra.
"Accidenti, che ruzzolone!" disse tirandosi su stiracchiandosi; poi, ancora sbadigliando, si stropicciò gli occhi e capì che, stremato dalla fatica, era finito coll'addormentarsi sull'albero sognando saporitamente.
"Peccato!" sussurrò, "sarebbe stato bello davvero poter comunicare con gli animali".
Così dicendo raccolse il cappello da terra ma, mentre stava per rialzarsi, scorse con la coda dell'occhio un grosso rospo che, saltellando, si allontanava da lui velocemente.
Gigi non perse tempo, lo raggiunse e seguendolo in uno stretto passaggio di rovi spinosi si ritrovò brevemente su un vecchio sentiero abbandonato.
"Eccolo! Finalmente!" esclamò rincuorato Gigi.
"Adesso arrivare alla strada sarà un gioco da ragazzi; da questo cucuzzolo poi, vedo anche la macchina! Mi basterà scendere in quell'avvallamento e traversare la barriera di felci per ritrovarmi sul sentiero principale".
Cominciò così a discendere il crinale fischiettando, non disdegnando però, di tanto in tanto, di scrutare fra gli alberi.
"Che odore intenso di muffa si sente qui" annusò Gigi, "mi sa che qualcosa nasce!", ma quando raggiunse il piano sottostante lo spettacolo che si presentò ai suoi occhi aveva dell'incredibile.
Dinanzi a lui, funghi di ogni specie si stagliavano dall'erba e a gruppi di più esemplari, sembravano fare a gara per essere notati. Ovunque girasse lo sguardo ce n'erano a grappoli.
"Adesso ho capito esattamente dove mi trovo" pensò visibilmente emozionato Gigi.
"Ho trovato la conca di Batìn!".

Il vecchio Batìn, era un'abitante di quella vallata e anche lui, come tanti, era un appassionato cercatore di funghi. Si diceva che avesse scoperto un luogo nel bosco dove le fungaie si riproducevano in continuazione ed i funghi

Porcino (fotografia di Alberto Repetti)

che nascevano lì si distinguevano dagli altri non solo per quantità, ma anche per bellezza e profumo. Ed a quanti gli chiedevano dove trovava quei tesori, lui rispondeva sempre sibillino "Cercate la conca e li troverete".
Ecco perché nacque la leggenda della conca di Batìn.

Quel piccolo avvallamento a forma di lago prosciugato, nel quale era finito Gigi, sembrava essere proprio quel leggendario scrigno tanto ricercato da tutti i fungaioli della Val Trebbia.
Ripresosi dallo stupore, Gigi si chinò e prese un bellissimo esemplare di porcino che quasi non stava nella mano ed espletato il rito propiziatorio del bacio, riservato al primo fungo raccolto, cominciò, a piene mani, a riempire il cestino.
"Hei, ma qui ci sono anche le amanite cesarea (i preziosi ed introvabili ovuli), non le avevo mai viste da queste parti e quante ce ne sono; e guarda che fungaia di porcini che c'è qua, sembrano finti!" continuò ancora incredulo Gigi.
C'erano così tanti funghi, che come muoveva un passo, rischiava di schiacciarne qualcuno.
Nel giro di pochi minuti aveva già riempito il capiente cestino, che mai nella storia delle sue uscite aveva visto tanto ben di Dio; non sapeva più dove mettere tutta quella abbondanza, persino il cappello era straboccante, così come il giaccone adoperato a mo' di sacco, non ne tratteneva più.
"E' incredibile" mormorò Gigi gonfio di gioia "... per raccoglierli tutti ci vorrebbe una settimana intera e forse nemmeno basterebbe!".

Stava ancora contemplando quello spettacolo meraviglioso quando le urla di Sta e di Pas provenienti dalla macchina lo raggiunsero. Istintivamente guardò l'orologio e si accorse che era quasi mezzogiorno; bisognava tornare!.
Prima d'infilarsi nel dedalo di felci e rovi ed uscire sul sentiero principale, guardò nuovamente intorno a sé memorizzando l'esatta posizione di quella conca, poi, ripromettendosi di tornare nei giorni successivi, sparì nella macchia.
Non impiegò molto a raggiungere gli amici (il passaggio, ben protetto dalla fitta vegetazione era proprio vicino alla strada che loro avevano centinaia di volte rasentato), che nel frattempo, vedendolo arrivare, strabuzzarono gli occhi e quasi svennero nel vedere quella montagna di funghi profumati che sbucavano da tutte le parti.
"Ma dove li hai trovati?, Hai camminato tanto?" domandarono esterrefatti Sta e Pas.
Gigi, intanto, mentre osservava divertito lo stupore che aveva suscitato quel suo ritrovamento, ripensava a quanto gli era accaduto nel bosco: "ma.... sarà stato un sogno? Oppure ci hoparlato davvero con quegli animali?".
Mentre si grattava la testa pensieroso ripensò se fosse il caso di raccontarlo "tanto, anche se lo faccio, non mi crederanno mai, poi, ho pure promesso di non parlarne!".
Però, gli dispiaceva non poter dire la verità ai suoi amici fraterni.
Che fare?
La soluzione al dilemma gli venne in trattoria;

Porcino (fotografia di Alberto Repetti)

tra una portata e l'altra, Gigi esibì tutto il suo fantasioso repertorio di racconti.
"Mi trovavo in cima al costone, quando un volo compatto di centinaia di passerotti volteggiandomi vicinissimo ad un tratto s'aprì, ed ognuno di loro, poi, posandosi dolcemente su un fungo, m'indicò dove cercare".
"Buuuumm!!!"
Sganasciandosi dalle risate orso bruno e segugio deridevano lo straboccante Gigi che ancora incalzò.
"Infine, consigliato da un grosso cinghiale ed un'astuta volpe, ho seguito un rospo che, saltellando fra l'erba alta, mi ha condotto nel paradiso dei funghi!".
"Strabuuuuum!!!" rimarcarono gli amici, "sparale meno grosse" aggiunsero ridendo a crepapelle Sta e Pas.
Fu proprio così, che Gigi, fra una battuta ed una prelibata pietanza, raccontò quella fantastica storia ai cari amici, senza tradire comunque il suo segreto.

Qualcuno, potrebbe obbiettare però, di aver mischiato sapientemente la storia con le favole, ma in fondo, che male c'è, tutto sommato lui era sempre... Gigi il poeta!

 


 

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Pagina pubblicata il 26 ottobre 2006 (ultima modifica: 05.07.2014), letta 9564 volte
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