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La raccolta dei funghi porcini nei tempi andati in Val d'Aveto

di Sandro Sbarbaro

La raccolta dei funghi porcini rappresentava, un tempo, un discreto introito per i contadini della valle dell'Aveto. Il giorno di San Michele (il 29 di settembre) come da antiche usanze

Funghi porcini

si chiudeva la stagione contadina: i vari raccolti erano stati messi in cascina o nei granai e quindi, grazie ai soldi raggranellati con la vendita dei funghi secchi alle varie fiere (famosa era quella del 2 novembre a Montebruno) e grazie anche alla vendita d'alcune giovenche alle fiere di San Terenziano a Rezzoaglio (1 settembre) e di Cabanne (18 settembre), venivano saldati i debiti contratti con i commercianti a causa dalle merci comprate "a crèenza" (a credito).

Un tempo ogni famiglia si dedicava alla raccolta dei funghi con discreto successo, naturalmente se la stagione era buona. È noto, infatti, che il fungo porcino è soggetto a molte variabili che ne possono rallentare, o impedire, la crescita.
In Valle si dice che la sua crescita dipenda sia da inverni ricchi di neve, sia dai boschi puliti, sia da precipitazioni costanti e non torrentizie, sia dai raggi solari (che ne favoriscono la crescita).
Dannoso è, invece, il vento di tramontana, perchè asciuga il terreno impedendo la formazione delle muffe.

Sono molte le leggende che circolano intorno ai funghi porcini. Una tra le più note afferma che un fungo visto, o inavvertitamente osservato, tenda invariabilmente a non svilupparsi più.
Insomma... il fungo porcino è una sorta di religione.
E gli adepti a tale rito, il rito della sua ricerca, sono soggetti in Valle a regole ben precise, norme non scritte codificate nei tempi antichi dai vecchi funzà e tuttora vigenti tra i cercatori che li hanno seguiti nell'affascinante avventura.


Prima di tutto occorre recarsi nel bosco in silenzio ed alle prime ore del mattino perchè fa più fresco e si evitano così gli incontri con le vipere che notoriamente amano il sole.
La leggenda vuole che chi si reca di buon mattino nel bosco raccolga più funghi perchè nessuno è ancora passato nel bosco. I nostri vecchi, infatti, facevano delle alzatacce recandosi nel bosco "che faceva giorno", ossia alle prime luci dell'alba.
Un antico detto afferma che "a tutt'ue nasce funzi!" (i funghi nascono a tutte le ore). Naturalmente girando per i boschi nel fresco del mattino si hanno più energie a disposizione ed una maggiore concentrazione. Sotto il sole che batte si disperdono più energie, diminuisce la concentrazione e la visibilità è inferiore a causa della sudorazione e dei vapori che stagnano nell'aria. Non ultimo il problema delle mosche che infastidiscono ronzando intorno e distraendo il "fungaio" dalla ricerca della sua preda.

Nel campo dei cercatori di funghi esiste un discreto numero di superstizioni. Ad esempio alcuni vecchi fungai suggerivano di indossare le mutande (oppure la maglia) a rovescio come atto propiziatorio... e certi tizi lo fanno ancora adesso.
È una sorta di atto di fede: se ci si crede funziona... altrimenti è meglio evitare certe esagerazioni!
L'unica cosa davvero importante era, e tuttora è, il rispetto del bosco.
I nostri vecchi lo rispettavano eccome: il bosco dava loro il sostentamento e quindi sapevano rispettarlo. Era additato come meschino, e quindi sottoposto ai motti di scherno dei veri fungai, chi tornava in paese con funghi grossi come il mignolo.
Inoltre la maggioranza dei cercatori evitava di raspare nella fungaia perché sapeva, per esperienza, che una volta distrutta occorreva molto tempo perché si riformasse.

Una volta individuata una fungaia, coloro che s'inginocchiavano e tastare con le mani per terra erano pochi incoscienti, infatti l'incontro inaspettato con le vipere era sempre possibile.
Era meglio attenersi al classico bastone che, opportunamente fatto rimbalzare sulle escrescenze che s'individuavano tra le foglie del sottobosco,

Fungo porcino

dava ai più esperti il segnale della presenza del fungo.
I nostri vecchi ricoprivano immediatamente il buco lasciato dall'asportazione del fungo. Così facendo preservavano la fungaia nascondendo, al tempo stesso, le tracce del proprio passaggio.
Muoversi nel bosco senza lasciare tracce, infatti, era una delle abilità che un fungaio di rango aveva nel proprio bagaglio di esperienza; astutamente si cercava di depistare gli eventuali concorrenti ricorrendo a falsi indizi.
E se un vecchio funzà s'accorgeva dell'avvicinarsi di un'altra persona nel posto buono da funghi, l'abbandonava repentinamente per tornarvi più tardi in tranquillità.
Le regole principali erano il silenzio e... l'invisibilità!
Spesso pur riconoscendosi (in base al modo di camminare, di vestire o di atteggiarsi nel bosco) i fungai evitavano l'incontro per non dare punti di riferimento al possibile concorrente.
Si avvertiva un fruscio fra i rami del bosco e, ancor prima di aver chiaramente messo a fuoco il personaggio, questi già si era dileguato nel nulla!
L'imperativo per tutti era di rivelare il meno possibile sulle caratteristiche del luogo ove si era affunzàu (fatto messe di funghi).
Al ritorno da un viaggio per funghi si faceva in modo di arrivare in paese attraverso una strada diversa e se qualcuno chiedeva maggiori informazioni, si cercava di indicare una zona distante da quella dove i funghi erano stati colti.
Ma i vecchi fungai questi stratagemmi li conoscevano bene e non si facevano abbindolare tanto facilmente.
I più bravi erano addirittura in grado di indicare la provenienza di un fungo semplicemente in base alle sue caratteristiche morfologiche: con noncuranza buttavano lì un nome... e sovente era esattamente il luogo dove era stato raccolto.

La ricerca dei posti, i luoghi ove si trovano le fungaie, è un esercizio assai difficile.
Occorre un discreto senso dell'orientamento, una buona memoria visiva ed una buona capacità nel valutare le mutate condizioni in cui versa il bosco d'anno in anno.
A volte anche il fungaio più bravo perde l'orientamento e, pur trovandosi nel posto buono, gli pare di non ricordare bene.
Ancor oggi in Aveto le fungaie recano il nome del fungaio che presumibilmente per primo le ha scoperte.
Un tempo i posti erano tramandati di generazione in generazione e certe volte nemmeno a tutti i figli, ma solo a quelli che "promettevano bene": gli altri non sarebbero stati in grado di seguire le orme del padre o della madre, tanto valeva non perdere tempo!

Occorre ricordare che andar per funghi non è esercizio da sottovalutare: se non si è organizzati a dovere l'attività può risultare anche pericolosa.
Va comunque sottolineato che l'attrezzatura necessaria per svolgere questo affascinante passatempo è poco costosa e di semplice reperibilità.
Prima di tutto occorre procurarsi il tesserino per avere diritto alla raccolta dei funghi e non incorrere in spiacevoli sanzioni.
Per muoversi con disinvoltura nel bosco è necessario calzare un buon paio di scarponcini: servono per non scivolare e, nell'eventualità, per evitare il morso delle vipere.
Un bastone è di prammatica: serve per aiutarsi a mantenere l'equilibrio e, usato con perizia, facilita il ritrovamento dei funghi.
Ai cercatori adulti consiglio un piccolo coltellino, utile per poter tagliare la parte bassa del gambo del fungo prima di raccoglierlo: adottando questo comportamento (in alternativa alla completa asportazione del gambo dal terreno) il cercatore aumenta la probabilità che in quelli stessi luoghi possano in futuro crescere altri funghi.
Infine occorre un bel cesto capiente dove poter riporre i funghi: è bene sapere che a differenza degli antiestetici sacchetti di materiale plastico, il cesto consente lo spargimento delle spore sul terreno (i nostri vecchi andavano nel bosco con il classico mandillu da gruppi, un gran telo quadrettato in cotone che veniva annodato sugli angoli in modo da formare un capiente contenitore).

Un ultimo consiglio: ricordiamo che nel bosco occorre usare educazione e buon senso .
E' un poco come trovarsi in casa altrui: il rispetto dei luoghi è essenziale... se non si desidera attirare le ire dei valligiani.

 


 

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Pagina pubblicata il 20 giugno 2005 (ultima modifica: 27.06.2014), letta 29317 volte dal 23 gennaio 2006
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