Alpepiana

di Sandro Sbarbaro
cartina tratta da Nel Parco, notiziario ufficiale del Parco Naturale Regionale dell'Aveto

Da Lovari esisteva una antica mulattiera che portava ad Alpepiana, ora questa è stata sostituita da una carrozzabile che le collega.
Alpepiana ha origini antichissime: compare citata per la prima volta nel "Praeceptum Liutprandi regis Basilicae S. Petri Ticinensis" emanato in Pavia nel 714 e più tardi nel "Praeceptum Hugonis regis monasterio B. Petri in Celo Aureo" ("[...] id est inter caeteras res cortem illam quae dicitur Alpeplana") come acutamente fa osservare Mons. Michele Tosi in Archivium Bobiense n. XVI-XVII, 1994/95.
La sua "corte" è stata un importante centro amministrativo longobardo e più tardi, con i monaci di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, centro di divulgazione della religione cristiana in valle.

Alpepiana

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Oratorio di San Rocco a Secorte

L'oratorio di San Rocco è stato eretto dopo che successivi movimenti franosi avevano distrutto le antiche chiese di Alpepiana: quella consacrata nel 1535 sotto il rettorato del presbitero Gantio, e ormai facente parte della giurisdizione del vescovo di Tortona (come afferma Mons. Michele Tosi in Archivium Bobiense ed. 94/95) e la altomedievale risalente al primo insediamento monastico in Alpepiana.
Probabilmente l'oratorio di Secorte venne iniziato nel 1679 come fa fede una pietra incastonata nel muro perimetrale dell'edificio stesso, in attesa della chiesa ultimata nel 1685 (conclude Mons. Tosi).
Nelle forme attuali fu, probabilmente, riedificato nel 1815.

 

L'antico cimitero di Alpepiana a Secorte

Secondo il Tosi questa è un area di notevole interesse dal punto di vista archeologico perché, indagando in quel perimetro, potrebbero essere portati alla luce resti di antiche chiese. È un raro esempio di cimitero montano che abbia conservato le proprie caratteristiche originali.

 

Il ponte di Alpepiana

Da Alpepiana scendendo a valle verso l'Aveto si incontra il ponte che lo attraversa.
Ora è a tre arcate, ma quando venne costruito nel 1787-1789 a spese del principe Doria Pamphilj era (come sostiene G. Fontana nel suo libro "Rezzoaglio e val d'Aveto cenni storici ed episodi") a quattro arcate. Nel 1795 una piena dell'Aveto distrusse le due arcate maggiori cosicchè, nel 1832, venne ricostruito sostituendo le due arcate crollate con una sola.
Nella cappelletta sul ponte si può ammirare l'immagine in marmo di Sant'Andrea datata 1788.
Risalendo l'Aveto in sponda destra si entra in Rezzoaglio, l'antico "Rusagni" che il G. Fontana vuol derivare da Rus - agni (campagna, prato - dell'agnello). Esistono comunque altre ipotesi riguardanti l'origine del nome Rusagni: il nome potrebbe derivare da agneo, contrazione di agneto che a sua volta deriverebbe da alnetus (ovvero bosco di ontani secondo C. Goggi). In realtà l'alnus, l'ontano, in lingua valligiana vien detto ona... ma "Rusagni - Prato degli ontani" ha un suo fascino!




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Pagina pubblicata il 2 agosto 2007, letta 5117 volte
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