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Castello di Santo Stefano d'Aveto - Inventario d'arme e di altre cose redatto da Pompeo Merenco il lunedì 9 giugno 1592

di Massimo Brizzolara



Il Castello di Santo Stefano d'Aveto


Ritrovato nell'Archivio di Stato di Genova  link esterno dal compianto ing. Casaretto, questo inventario del castello di Santo Stefano d'Aveto è da considerarsi un frammento importante nel mosaico storiografico della Val d'Aveto del XVI secolo.
È naturalmente necessario collocarlo cronologicamente, nel dipanarsi degli avvenimenti storici, anche perchè la sua compilazione è legata ad una straordinaria pagina della feudalità avetana: le insurrezioni popolari del 1591-1592.

Ritengo utile proporre al lettore una brevissima rivisitazione di quei fatti, quale indispensabile corollario dell'inventario medesimo.

Alla morte di Antonio Doria

Antonio Doria (1495-1577)

nel 1577, del titolo di Marchese di S. Stefano venne insignito il figlio Giobatta.
Individuo violento e disinvoltamente iniquo, può essere additato come peggior esempio di autocratismo tardo cinquecentesco.
La sua scellerata reggenza, produrrà ben due eroiche rivolte del popolo santostefanese, che determineranno la caduta del despota.
Prima della successiva investitura di Gian Andrea I Doria, per un breve periodo il feudo fu controllato dalla Serenissima Repubblica di Genova.
Risalgono a quel tempo, la bella prospettiva assonometrica del castello ad opera di Domenico Revello e per l'appunto questo inventario redatto dal castellano Pompeo Merenco.


Prima di proporvi l'interessante documento, mi è doveroso premettere che il testo non è completo, mancando una sessantina di parole e la parte notarile scritta in latino.

 

 

 

Inventario

 

Inventario d'arme ed altre cose esistenti nel castello di S. Stefano consegnate all'Illustrissimo Commissario... da me Merenco Pompeo all'Illustrissimo sig. Commissari Simone Centurione d'ordine fatto l'anno 1592 a di 9 giugno, lunedì nel detto castello S.Stefano Val d'Alto.

 

Baluardo

A
A una bastarda (obice N.d.R.) di canne 27.38
E più un sagro di canne 15.86
Due cucchiai per detti
Due folatori per detti
Uno caragolo per detti
Un fusto di rispetto per detto di noce
Una scaletta a braccia (trasportabile N.d.R.) di scalini 8 tale
Tavoloni di noce n° 6
Uno pezzo de traco grosso
Due legni per zeppi di moschetti
Palle di ferro per bastarda n°81
Uno gabbione da colombi (saranno stati viaggiatori? N.d.R.) di tavole
Due mescoli di ferro da bastardo 8 di carica
Palle di ferro da sagro n° 83
Palle da bastarda di pietra n° 83
Palle di sagro di pietra n° 58
Palle da predseri piccole n° 47
Alcuni cannoni (tubazioni in terracotta N:d.R) per condur acqua
Pignatte da fuoco articif. ° in due barili n° 74
Coperte di una tavola
Solforo a cannolo (Zolfo per preparare la polvere da sparo N.d.R.) in un barile r.i. (rubbi) 1.8
Brutto
Catrame tale i un barile r.i. (rubbi) 1.10
Pece greca in un barile brutta r.i. (rubbi) 2.8
Un barile con carbone di nizola pesto
Un legno per il martoro (da punizione = martirio N.d.R.) nel cortile
Trombe (archibugi N.d.R.) da fuoco n° 13

 

Nel revelino dietro il torrione

B
Due moyane di ferro colato coi suoi mescoli
Cavaletti di noce
Due cavaletti per cavalcar artella
Una scala di legno e tavole per salire nel torrione tale
Quattro botti vecchie senza fondo con loro coperchi
Un cavaletto per mortaro tale
Due scale di legno piccole da braccia tale
Un argano per cavalcar artiglieria guarnito
Un tavolato di tavoloni d'albara dove si regge la scala che è sul torrione
Due legni per zeppi da prigione senza ferri
Due cibani d'erba tali
Una mazza grossa di legno tale
Uno bancale vecchio senza coperchio
Una scala da braccia che va in fondo al torrione

 

Baluardo S. Antonio

Due archibugi di ferro colato da posta da onze 4 palle
Una smeriglietta con mascoli due di bronzo d'once 4 balle
Un cavalletto per detti da rispetto
Campanella con suo battaglio
Una alabarda vecchia

 

S. Giacobo

Tre pedriere di ferro da 25 di balla con mescoli di soccorso
Un cavalletto di rispetto per dette
Un pezzo di pedriera di ferro rotta
Una scala per salire sopra il tetto di scalini 6 tale
Per tramezzare stanza
Una porta di tavole ossia arve tale
Un'altra porta tale
Due pezzi di tavole tali

 

Nelle stanze dei soldati

Una tavola da mangiar sopra tale
Uno armadio tale
Una carega vecchia
Cavalletti tre per letti tale
Tavole per detto n°4 tali
Un bancale con coperchio vecchio
Un altro bancale senza coperchio
Sacconi pieni di paglia n° 7
Coperte n°7
Cabbani n°4

 

Nella camera del forno grande sta il Bombato. Gasparo

Uno saccone sopra uno tavolato e due barili
Uno bancale vecchio
Barile guasto tale
Uno bancale guasto tale
Uno armadio grande tale
Una vaselea (piattaia N.d.R.) vecchia
Una carega vecchia da uomo
Uno sgabello vecchio
Una porta vecchia su due cavalletti
Una panca lunga da maestro d'ascia
Un'altra panca piccola
Alquante tavole
Uno mortaro di pietra nera
Una rastrelliera vecchia
Un alabarda
Due bottafuego fatti dal bombardiere maestro Gasparo
Un raschiatoio di smeriglio
Due forme di palle
Un quadro con Crocefisso
Un mascolo de ferro de tenuta da 8 libbre
Una ruota da molare piccola armata

 

In sala

Una porta sopra due cavalletti vecchia
Due tavola sopra cavalletti
Una carega da donna di legno tale
Due sgabelli di noce
Tre catene da fuoco da camino (per agganciarci le pentole con il cibo da cuocere .N.d.R.)
Balconi con vetri

Una credenza con i suoi armari (ante N.d.R.) grandi
Lo cambiolo alla vetrata della porta di detta sala....di scala

 

In dispensa

Una vascelea tale
Un armadio de albana grande di noce
Uno bancale vecchio
Un bancale ossia scrigno tale
Una mastra per fare pane e suoi cavalletti
Uno sgabello tale di noce
Un pezzo di lebano
Tre tavole tale

 

In camera del castello

Una tavoletta con piedi a forbice
Un'altra tavola con cantera scoperta (panca d'angolo N.d.R.)
Due careghe di legno per uomo tale
Due sgabelli di noce tali
Due cassette piccole tale
Due ampollette da polvere guaste

 

Nella recamera

Un letto con tavole cinque tali
Un tavolone che serra il pertuso che va di sotto
Lo stendardo cioè l'asta di detto con sua catena per stendere esso

 

Baluardo S. Maria

Una pedriera piccola senza cavalletto
Un'altra rotta

 

Baluardo S. Gio Batta

Una pedriera di pesi 4 di palle con suo masculo di ferro e cavalletto
Uno smeriglio con mesculo di bronzo e cavalletto
Campanetta rotta
Una alabarda vecchia

 

S. Gio Batta di sotto

Una pedriera di ferro con i suoi roddoni montati
Una botte vecchia, un albero di legno
Un canato grande
Un roddone (ruotone N.d.R.) di legno ferrato sopra lo sportello

 

S. Maria di sotto

Parte zanoni vecchi con manico n°6
Una senza manico
Una alabarda senza manico
Due pestelli da polvere guarniti
Due casse piene di freccioni da balestre
Una forma di palle di pietre da onze 3
Balle di piombo di peso di rubbi 4.20.10
Una coffa di ferri vecchi di rubbi 3.4
Una coffa con manrette di ferro senza chiavette n° paia 18
Tranezze a due a due paia 5 con sue framezze sempre 4
Anelli senza stanghette poer tranezze n°7
Forme da balle N°... di ferrro
Un bottone di ferro per far forma di pietra

Tre tavole attaccate alla muraglia
Un lampione vecchio
Rastrelliera pezzi quattro
Corda da miccia
Un masculo da ferro tale
Fiasche vecchie da polvere n°5
Polverini vecchi N°2

 

Baluardo S. Giacobo sotto

Un molino guarnito da braccia
Una ruota di pietra per detto
Una pedriera con suo masculo cavalcata
Balle per detta pedriera di pietra n°24

 

Baluardo S. Antonio di sotto

Due pedriere con due masculi cavalcate
Uno cavalletto da falconi (schioppi del cinquecento N.d.R.)tale
Palle per dette pedriere di pietra n°34
Palle da pedriere piccole di pietra n°8
Uno bancale vecchio

 

Nella camera del fornello

Conche di legno per lavare grano grande n°2
Tavole da cernere grano n° 2 tale
Tavole da diverse sorte n°58
Bancali n°3 tali
Un armadio grande tale
Una vaselea tale
Una panca tale
Arve di banconi...grandi e piccoli n°25 con mappe
Una tavola da mangiare sopra tale
Un'altra tavola senza piedi
Cavalletti da letto n°9
Uno sgabello di noce tale
Una panca rotta
Una grada di legno
Una tavola lavorata e listata del sig. Commissario
Prima due serre da mano armate
Uno schioppetto
Uno drittore
Due senoratti
Sei scalpelli in peso con manici in peso 2, 8 rubbi
Un martello
Due assi una piccola e l'altra grande
Un paio di tenaglie
Vetrine n° 3
Due punzoni
Una lima in ferro
Una mazzuola di legno
Consegnato con patto di pagarli

 

Appresso al sig. Commissario per piani

Un paio di cavalletti con cinque tavole
Un bancale di legno nuovo
Una tavola di noce con piedi a forche listata di fusano
Una panchetta da camera con canterano
Una carega da uomo di cuoio
Una cartera piccola nova
Uno tagliere da menisare nuovo
Un orinale con la sua veste entrambi reconsegnati

 

 

addi 1 di luglio 1592

dico io Simone Centurione aver ricevuto tutte le cose contenute in detto inventario dell'illustrissimo signor Francesco carega, generale Commissario della Serenissima Repubblica di Genova dal m.co Pompeo Masengo Castellano per la predetta Serenissima Repubblica in lo Castello di S. Stefano in val d'Alto
in fede del che mi sono sottoscritto di man propria
Simone Centurione

A questo punto vi sono 8 righe scritte molto male, in lingua latina, che non si capiscono:
Copia inventari...rogatus notaro...G.B.....
Segue poi una sorta di appendice integrativa. N.d.R.

Cavalletti due tali
Una maschetta
Una panchetta da camera nuova
Un'asta d'insegna buon impiombata
Una cassetta senza coperchio
Un pezzo di...
Un canopino di corda grossa tale
Una da cammino vecchia e antica

 

Sotto il baluardo S. Ant. a piano delle camere

Un vasentale di rame in pezzo rubbi 15
Un paio di... guarnite
Un masculo di ferro tale
Ferri diversi in peso rubbi 9...
Piombo in pane rubbi 6.8
Miccia rubbi
Badili n°4 2 con manici e senza essi
Picconi n°23
Zappe e zapponi n°40
Manici fatti n°4
Un scrigno grande Una casettiera con vetri nuovi e alquanti rotti
Chiavi vecchie n°3
Una casetta con libri tale
Due grate di ferro in pezzo rubbi 23
Una scala per il solarato tale
Un cavalletto tale alto
Un barile tale
Due cavalletti con sue due tavole

 

Abbasso sotto la porta

Due mescoli da 8 di carica
Sei alabarde venute da Genova
Due paia di rastrelliere
Uno ruscentà (secchio N.d.R.) per la cisterna con catena
A vaglia di bronzo guarnita

 

Cantina

Un traglio di pietra
Un traglio di pietra murata
Botte buona cerchiata di ferro con quattro ferri cioè cerchi
Una botte anch'essa 3 cerchi di ferro
Un'altra botte tale
Due bancali tali
Supporto di legno per detta botte tale

 

Nel granaio

Uno scrigno di tavolo tale
Grano staia 68
Mortai in pietra da polvere n°3
Farina in sacchi sette mandati da Genova rubbi 93.10
Staia 6
Tre archibugi tali di ferro e sue fiasche tre tali
Ferri di maestro d'ascia comprati
da m° mc. passano le latta
Agnese per guarnigione del castello
con patto che no'piacendo all'illustrissimi
procuratori accordarli, debbono
reprigliarseli qui et restituirli in cambio
di 9 che io li ho sborsati
essendo in tanto estimati dal maestro Gasparo Bombato da...

 

 

 

Sin qui, l'inventario redatto da Pompeo Merenco, ma soprattutto la meritoria e difficile opera di decifrazione da parte dell'ing. Casaretto e più modestamente, da parte dello scrivente.
E pur nella incompletezza del testo, il documento suggerisce qualche riflessione.
Innanzitutto non sarà sfuggita al lettore la miserevole pochezza dei beni elencati, che appare in stridente contrasto con la maestosità architettonica del castello.
Questa condizione è in larga parte spiegabile con la prerogativa del feudo avetano, di essere stato quasi sempre commissariato e non retto direttamente dal feudatario.
La particolare collocazione cronologica del documento, potrebbe anche suggerire l'ipotesi che in quelle concitate vicende, il castello abbia subito un depauperamento da parte degli insorti.
È una supposizione resa ancor più suggestiva dalla puntigliosa elencazione del Merenco, dalla quale risulta che l'unico arredo di qualche interesse, è un quadro con Crocifisso. Come se i timorati (e presunti) razziatori non avessero voluto compiere un furto sacrilego.
Ma d'altronde anche un secolo dopo, la situazione degli arredi non doveva essere migliorata di molto, se in una relazione inviata al feudatario Gian Andrea III, il capitano Gamondi era costretto a scrivere:

"per quello poi che riguarda al habitabile è miserevole afatto ; vero è che non gli mancano siti da potervi agiustare una competente habitatione qual vi è necessarissima".

Di notevole interesse anche la denominazione che il compilatore, assegna ai baluardi. A parte quello collocato nelle immediate vicinanze della torre, che viene genericamente identificato come "revelino dietro il torrione", gli altri quattro hanno una titolazione precisa: S. Antonio - S. Giacobo - S. Maria (Santta M.a. nel documento originale) - S. Gio Batta.
E se è comprensibile l'utilizzo dei nomi dei primi feudatari dei Doria, Antonio e Gio Batta, meno convenzionale e più intrigante appare la scelta degli altri due. In special modo Giacobo. Si tratta evidentemente di una variante del nome Giacomo, ma il nome nel Medio Evo ha avuto una sua specificità. E nella "Nuova istoria della Repubblica di Genova" (di G. M. Canale, 1860, Genova) viene citato un Giacobo Doria, vissuto sul finire del XIII secolo. Ma certo non sufficiente a spiegare le ragioni di quella scelta, che meriterebbe una ricerca più approfondita.
Così come sarebbe auspicabile una migliore trattazione del lungo elenco di armi presenti nel castello: pedriere, alabarde, ect. ect.
E non è neppure trascurabile il contributo che il documento offre agli studiosi del dialetto locale. Almeno nell'aspetto più interessante, di uno studio sull'evoluzione diacronica dell'idioma avetano.
Tanti spunti di ricerca insomma, da parte di un documento, che merita certamente un posto di rilievo nella storiografia documentale, della feudalità santostefanese.

 


 

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Pagina pubblicata il 19 febbraio 2008 (ultima modifica: 10.07.2014), letta 6384 volte
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