Brevi notizie storiche

di Sandro Sbarbaro

 

Ufficiali inglesi in Val d'Aveto

Nel periodo 1944-45 furono paracadutati in alta Val d'Aveto alcuni ufficiali di collegamento inglesi per osservare la guerra partigiana su quel fronte.
Erano stati nascosti presso la Farfanosa.
Le donne del luogo, correndo non pochi rischi, portavano loro cibo e quant'altro.
Gli inglesi avevano però una strana abitudine... dopo pranzo si lavavano 'anche' i denti con pasta dentifricia.
La richiesta fu inoltrata ad 'Angirin' Cella, il quale circa tre volte il mese si recava allo spaccio di Rezzoaglio per soddisfare le 'stranezze' di questi ufficiali.
La cosa non passò inosservata... e allo spaccio un dì Angirin si sentì chiedere: Cose te ne fè de tantu dentifricciu ? (Cosa ne fai di tanto dentifricio ?).
Lui con prontezza rispose: Devu lavà i denti all'ase... (Debbo lavare i denti all'asino...).
Quando raccontò l'accaduto agli inglesi questi risero di gusto e promisero che se si fossero salvati, una volta giunti in patria, avrebbero usato quella frase su Radio Londra per far sapere agli amici italiani che il rientro era avvenuto.
Radio Londra trasmise alfine il messaggio... e a Cabanne qualcuno sorrise.

Nota: in realtà l'episodio, narratomi da Marco e Ivano Cella di Cabanne, si svolge tra la fine del 1943 ed i primi mesi del 1944 e gli ufficiali inglesi che trovarono rifugio in Val d'Aveto non erano stati paracadutati ma erano in fuga dal campo di prigionia di Piacenza: tutto ciò si evince consultando l'articolo Mr John Denison, un inglese sulle tracce del Tenente Colonnello K. F. May ed il documento Brani dal libro 'Toothpaste for the Ass - Dentifricio per l'asino', Lt Col Kenneth F. May (formato .pdf, 5.8 MB).

 

Villa Brignole

Villa Brignole è citata nel 1103 nella Conventio inter abbatem Anselmum et prepositum Albertum de Petra Martina, ovvero nell'atto di fondazione del cenobio di Pietra Martina, poi Villa Cella.
La zona del 'fundo Brugnole' con le sue 'cascine', che i monaci guidati dall'abate Anselmo terranno per 29 anni secondo l'atto notarile (vedi Massimo Brizzolara in La Val d'Aveto - frammenti di Storia dal medioevo al XVIII secolo), è un territorio assai importante: è sito in un punto ove convergevano alcune strade di collegamento tra l'Aveto e il Trebbia ed inoltre si trova sulla direttrice che da Rezzoaglio porta al 'Castelluzzo' di Mileto, altro nodo viario assai importante.
Pare (secondo Giovanni Ferrero) che Villa Brignole abbia dato i natali a quelli che poi saranno i Brignole - Sale, ovvero una tra le famiglie che hanno fatto la storia di Genova.

 

Villa Noce

Villa Noce è nominata per la prima volta come Nuce nella permuta fra Corrado Malaspina e Gerardo e Rainardo de Meleto nel 1251.
È altresì nominata in un atto di vendita del 1453 nel quale Ghirardo ed Oppicino del fu Bertorini de la Fontana de Villa Nuce comprano alcune terre site nel territorio circostante (la Montà, lo Pian de la fossa, i Cogorni, la Ravezza ecc.) da Galeazzo e Giovanni del fu Arogari di Torrio.
L'antico oratorio seicentesco con il caratteristico campanile cosiddetto a vela, tipico delle prime chiesuole che s'innalzarono in valle, venne più tardi sostituito dalla moderna chiesa parrocchiale.

 

Visuprano

Visuprano è nominato, con Vimezano e Alpeplana, nel 1251 nella 'Investitura Conradi Malaspina Marchionis pro Gerardo et Bonifacio, Rainardo et Gerardo de Meleto'.
In 'Gressuàn' è detto dai valligiani Vicosoprano, così come in 'Gumesàn' vien detto Vicomezzano...
Il che potrebbe farci riflettere su una probabile matrice longobarda dei toponimi, essendo entrambi i vici appartenuti alla corte d'Alpepiana i cui monaci furono certamente i portatori del verbo di Cristo nelle nostre valli, ma anche gli organizzatori del 'nuovo ordine' stabilito dai Re Longobardi di Pavia intorno al 700.

 

San Michele Arcangelo (Rezzoaglio)

L'attuale chiesa di San Michele di Rezzoaglio che sostituì la più antica di 'S. Michaelis de Insula' è posta di fronte alla zona del 'Castello' ove si trovano le rovine di un importante complesso fortificato scoperto da Sandro Sbarbaro il 17 giugno del 2000.

 Rezzoaglio intorno al 1920

San Michele è un santo che ebbe un vasto culto sotto la dominazione dei Longobardi (Vito Basso) e l'insediamento d'Insula sotto ed attorno alla collina del 'Castello' può dar luogo ad ulteriori importanti scoperte.
A San Michele per i nostri 'vecchi' si chiudeva l'annata, quindi si saldavano i debiti contratti con chi aveva fatto loro credito per l'anno che ormai era quasi trascorso.
Molti atti notarili del 1600 recano tale data come termine ultimo per onorare un contratto.

 

Il casato dei Della Cella

Cabanne fu a lungo considerato uno dei centri più importanti della Valle dell'Aveto.
I Della Cella l'avevano eletta loro patria.
Cabanne, almeno dal 1300, ebbe un ruolo non indifferente perché su quel nodo viario convergevano le strade più importanti che salivano dal mare verso la Lombardia ed il Piacentino: la strada del Bozale e quella della Ventarola.

 La Fiera di Cabanne nei primi anni del 1900

I Della Cella (sostituitesi ai de Meleto), potente famiglia di gabellieri e mulattieri, seppero sfruttare l'opportunità fornendo ai mercanti, che intendevano avventurarsi in quelle terre infestate di banditi, le scolte che garantivano loro un viaggio meno avventuroso.
Il casato dei Della Cella fornì ai Malaspina, ai Fieschi ed ai Doria (succedutesi nelle terre d'Aveto), Preti, Notari, Commissari e Capitani.
Al casato dei Della Cella appartenne un nobile rampollo... quel Dott. Paolo Della Cella, esploratore in terra d'Africa ai primi del1'800, che venne insignito a Torino ed a Parigi di importanti riconoscimenti (vedi Don G. B. Molinelli in Brevi cenni sulle origini e vicende storiche di Cabanne d'Aveto).

 

Villa Cella

Villa Cella, antica Abbazia benedettina risalente al 1103, deve le sue fortune al lago-palude che invadeva la piana di Cabanne impedendo il transito sul fondovalle.
Su quella direttrice transitavano nel medioevo le carovane che salivano da Val di Sturla per dirigersi alla volta di Rezzoaglio, antico feudo dei Malaspina (del ramo di Casanova e Santo Stefano) e, più tardi, dei Della Cella.
I monaci in quel 'deserto' si dedicarono alla cura delle anime e, con la stessa intensità, a quella delle foreste e delle plaghe da bonificare.
Il 'Taglio' del Masapello, notevole opera d'ingegneria, li tramandò ai posteri quali artefici di una nuova epopea.

 

S. Bartholomeo in Lamis

In S. Bartholomeo in Lamis i monaci benedettini avevano eretto un Hospitale per l'assistenza ai pellegrini che, da Villa Cella, si dirigevano oltre le Lame alla volta del passo dell'Incisa. Qui, in località la Scaletta, si trovava l'altro Xenodochium che, insieme a quello vagheggiato del Chiodo e quello del Tomarlo, cingeva la Valle dell'Aveto in un semicerchio soffuso di fede ed assistenza.
Le rovine, sparse sul pianoro sottostante il Lago delle Lame (lama vuol dire palude), purtroppo attendono ancora oggi di essere indagate.

 

Rezzoaglio e le ville del circondario

Rezzoaglio, con le ville del circondario (Isola Rotonda , Cerro, Esola, Ertola e Casaleggio) appartenne alla signoria dei Malaspina del ramo di Casanova e a quella dei Della Cella e Rezzoagli.
Molte di quelle vestigia sono ora scomparse, ma ancor molto rimane... basta addentrarsi nelle viuzze di Esola, Ertola e Casaleggio ed improvvisamente ci si ritrova nel passato: archi a tutto sesto, balconate in legno, fontane gorgoglianti formano scorci che nulla hanno da invidiare ai paesaggi toscani o umbri.
Isola Rotonda presenta ancora portali di pregio notevolissimo incastonati in case riattate oppure in pietra a vista.
La casa dei 'Galli' fra il Cerro e l'antico Rusagni (Rezzoaglio) ci rammenta con le sue rovine la leggenda cinquecentesca del bandito Crovo.
Poco distante è il 'Castelletto', collinetta di strategica importanza per il controllo delle direttrici che si dipanavano intorno al borgo antico posto alla confluenza del fiume Rezzoaglio con l'Aveto.

 

L'antica cappelletta di San Rocco

La cappelletta di San Rocco, che era stata eretta dai valligiani nell'anno 1836 sulla collina soprastante il paese di Villa Noce (o Villanoce) a protezione dal colera che dilagava in vallata (come ricorda Giuseppe Fontana), fu fatta saltare in aria durante l'ultima guerra.
Gli alpini della Monterosa credendola un covo di Partigiani ne decretarono la fine.
La prima carica predisposta non esplose e fu allora che si presentò al Capitano un uomo, ritenuto dai più un senza fede, che si offerse di portar via la statua del Santo e gli arredi dell'altare.
Il sottufficiale che si permise di ingiuriare San Rocco e s'incaricò di predisporre la seconda carica, fu sollevato in aria dall'esplosione della Cappelletta mentre stava affacciandosi all'interno del sito.
Il 'buon uomo' che aveva recuperato il 'prezioso carico', riparatosi sotto una roccia, non fu neppure scalfito; da allora divenne un assiduo frequentatore della messa domenicale.

 


 

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Pagina pubblicata il 20 dicembre 2004 (ultima modifica: 26.10.2010), letta 8161 volte dal 23 gennaio 2006
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